Sabato la Cimberio vivrà una vigilia molto diversa da tutte le altre. Diversa innanzitutto perché la sconfitta con Montegranaro ha catapultato la squadra di Stefano Bizzozi in una dimensione imprevedibile e preoccupante: domenica a Pesaro Varese lotterà per la permanenza in serie A, una cosa che solo a dirla toglie il respiro. Ma fuori dagli schemi, nel sabato che precede il match dell’Adriatic Arena, sarà anche la giornata che i giocatori trascorreranno, lontani dalla solita palestra, immersi in un mondo creato apposta affinché chi lo abita trovi la capacità e gli strumenti per superare difficoltà che investono la vita stessa.
Sabato la Cimberio si allenerà a San Patrignano, nella comunità che dal 1978 a oggi ha accolto più di 20mila ragazzi e ragazze con gravi problemi di tossicodipendenza, offrendo loro la possibilità di disintossicarsi, studiare, imparare un mestiere e riprendere possesso del proprio futuro. Una realtà che la famiglia Cimberio sostiene da tempo, sponsorizzando le tante attività sportive che San Patrignano promuove (la comunità vanta una squadra di calcio di seconda categoria, una di basket di prima divisione e una di pallavolo che partecipa al torneo Csi). Sul campo di San Patrignano, Ere e compagni ripasseranno la lezione tecnico-tattica impartita da coach Bizzozi, ma soprattutto avranno la possibilità di scoprire e imparare qualcosa di nuovo su come fare a ripartire, rialzarsi, anche dopo i crolli più rovinosi.
«I ragazzi di San Patrignano sanno perfettamente e candidamente raccontano di trovarsi in comunità per via degli errori che hanno commesso e sono consapevoli che soltanto dentro di loro potranno trovare la forza per tornare alla vita esterna da persone nuove» racconta Roberto Bof, giornalista varesino che in due occasioni ha avuto modo di visitare il centro situato sulle colline di Coriano, in provincia di Rimini.
«La Pallacanestro Varese è già stata a San Patrignano quando, con Pillastrini, inseguiva il ritorno in serie A. C’ero anch’io e ricordo bene lo stupore di un Jack Galanda particolarmente preso dal racconto di un ragazzo di Garbagnate. Quel ragazzo era in comunità già da alcuni anni, vi era entrato giovanissimo, ma nonostante sentisse la nostalgia di casa sapeva bene e ripeteva con convinzione di dover rimanere ancora, per il proprio bene, per rimediare ai propri sbagli e dimostrare a se stesso ancora prima che agli altri di avercela fatta» racconta Bof. «È proprio questa la forza dei giovani di San Patrignano: non cercano alibi, affrontano i problemi a viso aperto, senza scuse. Questo, al di là della retorica sul concetto di “lezione”, è il messaggio che vorrei arrivasse sabato ai giocatori della Cimberio».
Parole semplici e delicate in un momento in cui la squadra si è dimostrata perdente dal punto di vista delle motivazioni ancora prima che sul piano tecnico. «Montegranaro ci ha battuti partendo da un -19. Io penso che Varese, a parti invertite, avrebbe sicuramente perso. L’anno scorso, l’anima di pochi ci ha illuso forse che lo stesso spirito spingesse tutti. Poi a fine stagione abbiamo perso le locomotive e abbiamo scoperto di avere in casa solo vagoni».
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