La sfida varesina del centrodestra

La sfida varesina
del centrodestra

Atmosfera western nel centrodestra varesino, che rispecchia solo in parte le dinamiche nazionali. In questa provincia le tensioni che contrappongono Forza Italia e NCD sono certamente collegate ai rispettivi vertici, ma sono anche un riflesso di divergenze e idiosincrasie squisitamente locali, a lungo soffocate e oggi libere di sfogarsi.

Protagonisti delle ultime “sparatorie”, Luca Marsico e Raffaele Cattaneo, che hanno scelto come Ok Corral la giunta di Varese. Il leader provinciale dell’NCD ipotizza un minirimpasto. L’esponente laico risponde picche. In controluce, spunta un terzo incomodo, l’UDC. Arma carica nelle mani di Forza Italia, che è pronta a dire: giù le mani dall’esecutivo, altrimenti, a cambiare, non saranno solo gli assessori, ma anche i partiti di maggioranza. Minaccia che, se attuata, spingerebbe l’amministrazione comunale nel baratro, visto che, nel capoluogo, i gruppi consiliari di NCD e FI si equivalgono.

E siccome questa ipotesi non gioverebbe a nessuno, è più probabile che tutto, almeno per ora, resti com’è. Tuttavia, rispetto a qualche tempo fa, qualcosa (anzi, molto) è cambiato. A metà Novembre, due giorni dopo la scissione, un incontro pubblico al De Filippi mise a confronto le due anime del defunto PDL. A organizzarlo furono le

associazioni di riferimento, Agorà e Liberamente Politica. I relatori, comprensibilmente tesi, provavano un sentimento duplice: da un lato, l’incertezza per il futuro. Dall’altro, un malcelato senso di liberazione. Alla fine a prevalere fu il pragmatismo. Tanto che gli esponenti di entrambe le formazioni si dissero pronti a presentare liste uniche e condivise alle prossime elezioni amministrative.

Ebbene, oggi quell’ipotesi appare, se non impraticabile, perlomeno remota. La distanza tra NCD e Forza Italia si è ampliata a tutti i livelli. E il match Marsico-Cattaneo rivela le rispettive strategie. Gli azzurri stanno operando con una certa solerzia. A metà Marzo inaugureranno in pompa magna la nuova sede di Varese, in via Carrobbio. Nel frattempo, Agorà darà vita alle primarie: strumento più suggestivo che sostanziale, ma utile a sfoggiare una dialettica interna, dotata di tesi e antitesi, capace cioè di esorcizzare le contraddizioni berlusconiane, riuscendo a fare, sul territorio, ciò che risulta storicamente impossibile ai vertici nazionali dello stesso partito.

Al Nuovo Centrodestra non resta che passare subito al contrattacco. Per trasmettere all’elettorato un’identità politica indipendente dal ruolo di governo, gli alfaniani dovranno valorizzare la propria azione locale, piantare le radici nel capoluogo (con una sede ufficiale che ancora non c’è) e formare una rete di rappresentanti provinciali e cittadini che sappia reggere il gioco anche prescindendo dalla presenza fisica di Cattaneo e dalla sua autorevolezza. Quest’ultimo dovrà essere un po’ più leader e un po’ meno militante: una figura apicale supportata dall’attivismo capillare, e più ruspante, di esponenti locali che, al momento, non sono stati ancora collaudati. Se i due partiti si muovessero nelle direzioni indicate, assisteremmo a una sfida affascinante e soprattutto nuova. Utile a rimescolare le acque stagnanti di un partitismo altrimenti asfittico.

di Matteo Inzaghi*

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