BUSTO ARSIZIO Il Campionissimo apparteneva a Busto, per lo sport, per la gente, per tanti aspetti che sono stati svelati durante la serata dedicata a lui. In attesa del Giro d’Italia, dove il ricordo di Fausto Coppi è fondamentale.
Non appartiene a tutti la capacità di tenere ben viva l’attenzione di una vasta platea. Claudio Gregori, prestigiosa firma de “La Gazzetta dello Sport”, ha incantato venerdì la Sala Tramogge con i suoi racconti alla “Serata Coppi: ricordo di un mito”, organizzata da Assb nelle iniziative dedicate al Giro d’Italia.
Luigi Celora>, storico dirigente della “Tre Farioli”, ha ricordato i trascorsi bustocchi di Coppi, tesserato per il Velo Club Bustese dal 1946 al 1960: «Tutti gli anni il Campionissimo veniva a Busto all’Albergo Pavone».
«Vidi Coppi per la prima volta nel ’53 al Trofeo Baracchi di Bergamo – ricorda il giornalista Ottavio Tognola – Che classe, che eleganza; c’era in lui qualcosa di malinconico, ma allo stesso tempo ti rapiva con il suo incredibile carisma. Ho in mente il boato della folla quando si tolse il giubbotto: sotto aveva la maglia iridata di Campione del Mondo, appena conquistata a Lugano».
Lo scrittore Alberto Brambilla torna sulla dicotomia Coppi-Bartali: «Scrittori come Vasco Pratolini e Alfonso Gatto hanno fatto di Coppi il rappresentante di un certo stile laico e moderno, contrapposto a quello, più tradizionalista, di Bartali».
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m.lualdi
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