La varesina racconta Londra “Abbiamo perso la libertà”

La varesina racconta Londra “Abbiamo perso la libertà”

VARESE «L’altro giorno stavo uscendo, ma quando sono arrivata a Ladbroke grove (la fermata della metro vicino a casa, ndr) e ho visto polizia e un gruppo di persone che facevano casino sono tornata a casa. Magari era solo una rissa che non aveva nulla a che fare con i riot, ma come esserne sicuri? Mi sono sentita privata della mia libertà».Così racconta i disordini che stanno sconvolgendo l’Inghilterra Ester Russom, varesina che conosce molto bene la capitale britannica dove ha studiato e dove ora vive e lavora. Nelle sue parole non c’è traccia di quella rivolta da banlieue parigine (messe a ferro e fuoco due anni fa dai giovani emarginati che le popolano) cui i corrispondenti tendono a paragonare le violenze londinesi di questi giorni, ma piuttosto la rabbia di chi è abituato a vivere liberamente questa città e che ora si ritrova a girare per strade deserte, polizia ovunque e locali chiusi alle sei del pomeriggio. Una città messa sotto assedio da gruppi di adolescenti. «Se fosse davvero una rivolta sociale contro la Londra delle vetrine questi ragazzini dovrebbero distruggere tutto, punto e basta. E invece no, rubano quello che gli interessa, i Mac, i televisori o i vestiti firmati per portarli a casa, usarli o indossarli. Non mettono a ferro e fuoco Londra per protestare ma per prendere. Qui li chiamano looter, che tradotto significa saccheggiatori. L’omicidio del ragazzo ucciso dalla polizia? Non c’entra niente,

è solo un pretesto per giustificare i furti». Nella sua voce c’è tristezza: «L’altro giorno ad esempio sono uscita per prendere un caffè ma alle sei del pomeriggio era già tutto chiuso, anche i ristoranti», racconta con riferimento a Portobello, il quartiere in cui vive, principalmente residenziale ma anche pieno di negozi e di turisti attratti dal rinomatissimo mercatino e dalle famose botteghe vintage. «L’unico negozio aperto era l’off licence (tipico negozietto che vende giornali, snack, bibite , gadjet e abbonamenti ai mezzi pubblici, ndr). L’indiano che lo gestisce stava tirando giù la serranda e mi ha detto che la polizia aveva dato ordine di chiudere tutto, per precauzione». In pratica un coprifuoco, cui non sfuggono più nemmeno pub e locali, in centro e non solo: «L’altra sera la polizia è arrivata persino ad Hammersmith per chiedere ai gestori di un pub di chiudere perché stavano arrivando i ragazzini».Di giorno i negozi aprono regolarmente, e a prima vista tutto sembra normale, ma non è così: «Alcuni negozi hanno iniziato a rimuovere dalle vetrine gli articoli più costosi, le ultime collezioni invernali che avevano appena esposto – racconta Ester – ma quando chiudono gli uffici e c’è meno gente per strada allora si ha paura che possa scoppiare l’anarchia e tutti chiudono. Addirittura i negozi che non hanno le saracinesche di ferro inchiodano assi di legno a proteggere le vetrine. C’è un clima soffocante, ed è contagioso». Lidia Romeo

s.bartolini

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