L’abbraccio di Varesea don Luca Violoni

L’abbraccio di Varesea don Luca Violoni

 «Ho il grande desiderio di abbracciarvi tutti. Grazie per tutti gli incontri nati in questi anni»: così don Luca Violoni ha salutato Varese durante la messa di ieri mattina nella basilica di San Vittore. E la gente, le tante persone che don Violoni ha incontrato in questi tredici anni, gli ha voluto tributare un lungo applauso. Si è conclusa con una standing ovation la messa di saluto alla città di don Violoni e con il tradizionale “salto del prete” sul sagrato ad opera di tanti giovani.

Gli stessi che nelle scorse settimane hanno contribuito alla realizzazione del grande poster che sventola in piazza: il volto di don Luca composto da 1500 fotografie realizzate negli anni di attività a Varese. È proprio ai giovani che il prete rivolge il suo primo pensiero durante l’omelia. «Un pensiero ai nostri giovani: quanti ne ho incontrati e a quanti voglio bene. È un’esperienza che in questi anni mi è stata regalata largamente nella logica dell’incontro. Incontri una persona, magari non la conosci benissimo, magari fai un pezzo di strada insieme, un viaggio, una birra notturna, anche la pastorale notturna è di fondamentale importanza, e a un certo punto la guardi dentro e ti è dato di vedere la sua bellezza più di quello che possa vedere lei stessa. Gli incontri sotto questo segno non possono essere banali e mi sforzo di farlo anche con le autorità». Certo nei suoi molteplici incarichi don Violoni ha potuto osservare e incontrare diverse realtà della città giardino: dalla comunità di Masnago, ai ragazzi del decanato, è stato responsabile della pastorale giovanile decanale, agli scout Agesci del gruppo Varese 1 di cui era il riferimento, e poi i giovani dell’università dell’Insubria, i professori e professionisti amici dell’università dell’Insubria, i sacerdoti, gli amministratori e i politici della città. «Per Varese chiedo maggiore fraternità: la solidarietà non basta. Se incontro gli altri nella fraternità cerco di trasmettere loro fiducia e non possono essere triste. Quando incontro gli altri lo faccio sotto il segno della disponibilità del sorriso e con lo sguardo rivolto sempre verso l’alto». Varese rimarrà a lungo nel cuore di don Luca, non solo perché qui ha vissuto i suoi primi tredici anni da sacerdote, ma per la capacità di relazione che lo ha portato a condividere un pezzetto di cammino con molti varesini. «In questi anni ho visto che i varesini e varesotti si sono scaldati. Se mi chiedessero cosa penso di Varese direi che è un turbo diesel: qui la gente si scalda, ma davvero; però all’inizio ti guarda, ti osserva, ti scruta e aspetta che sia tu a fare un passo. Impariamo a spingerci verso l’altro senza pretese». Parole, immagini, incontri che hanno segnato questo lungo percorso in una Varese che è cambiata, ma che non perde i suoi punti di riferimento.

Elena Botter

f.tonghini

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