Sarà inaugurata il 17 settembre alle 16, al Museo Tattile di Villa Baragiola (Via Caracciolo, 46, da martedì a venerdì: 15.30-17.30, sabato e domenica 10.30-12.30, 15.30-16.30), la mostra collettiva “Donne al muro. Un’opera…una donna: l’arte denuncia il femminicidio e lotta per la sua dignità”,
È frutto di un interessante progetto nato dalla sinergia tra il GIF Amnesty International di Varese (Lom06) e il movimento libero artistico socio-culturale “Seguendo il Filo di Arianna” insieme all’”Albero di Antonia”, con la collaborazione di Comune di Varese, Provincia di Varese e Coopuf.
“Donne al muro!” nasce dalla volontà di Amnesty International di «intervenire in modo significativo ed efficace a contrasto del fenomeno del femminicidio nel nostro paese, invitando artisti locali a produrre opere che abbiano il senso del ricordo di una vittima e di una invocazione serena contro la violenza omicida: la formula potrebbe essere espressa come: per ogni donna uccisa nasca una duratura memoria di bellezza e di pace».
Il progetto si configura come un’opera artistica continuativa e semi permanente, «possibilmente producendo un’opera in memoria di ogni Donna uccisa nel corso dell’anno».
Quali saranno le opere in mostra? «Si tratta di diverse opere tra cui bassorilievi e opere sul cemento – spiega Marina Bertin, professoressa di tedesco all’Istituto Superiore “Valceresio” di Bisuschio e responsabile del progetto per l’Albero di Antonia – da circa cento artisti della provincia di Varese sul tema del femminicidio».
La tematica è purtroppo di grande attualità: «Sappiamo che all’incirca ogni tre giorni una donna viene uccisa in Italia – continua Bertin – bisognerebbe partire dalle scuole, con l’educazione al rispetto in generale, al rispetto per tutti: gli extracomunitari, gli omosessuali e le donne, già a partire dal linguaggio che si usa».
Un linguaggio spesso non adeguato e irrispettoso: «Come negli anni Novanta, quando iniziava a diffondersi l’educazione di genere e alle pari opportunità nelle scuole».
Bertin insegna da diversi anni nelle scuole superiori e rivela: «Anche nella legge della “Buona scuola” viene ripreso questo tema perché si parla di prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, ciò al fine di educare alla parità e al rispetto delle differenze. Proprio per questo bisognerebbe formare gli insegnanti, riprendendo questo filo importante, attraverso i curriculum, con la progettazione curricolare che deve essere trasversale».
Gli insegnanti, spesso figure femminili nel mondo della scuola, si rivelano in molti casi attente e sensibili a questo tema come gli stessi studenti che a volte sono più interessati degli adulti, ecco perché è importante una collaborazione tra tutte le istituzioni, infatti la mostra non finisce qui, come rivela Bertin: «Amnesty ha chiesto al sindaco Galimberti di poter esporre queste opere in un muro della città e il sindaco è stato subito estremamente disponibile».
Infatti è nata un’idea: «Il sindaco ha proposto di esporre le opere sul muro del carcere di Varese, nella parte esterna e visibile: non solo i carcerati potrebbero curare l’allestimento delle opere ma si potrebbe posare la prima pietra di un progetto importante per tutti».













