Lasciare tutto e partire… Destinazione Africa

La famiglia Pozzan ha deciso di trasferirsi in Burkina Faso dove ha aperto un bed and breakfast

Partire con un camper, la famiglia e il cane, ricominciando a vivere un’altra vita, in un altro continente, catturati dal cosiddetto “mal d’Africa”, una malattia da cui raramente si può guarire. Ad essere contagiata, stavolta, una famiglia di Morazzone, i Pozzan, che esattamente un anno fa, hanno fatto il grande passo e si sono trasferiti in Africa, nel Burkina Faso, nei pressi della capitale, Ouagadougou, dove hanno aperto un Bed and Breakfast “Sougri Doogo”, che significa “Casa del perdono, della pace”, in attesa di mettere in piedi una piantagione di moringa, una pianta preziosa e ricca di proprietà, vitamine e minerali.

«Trasferirci in Africa è sempre stato il desiderio di una vita» mi racconta, per telefono, Manuela Parise, mentre, nel sottofondo, sento il soave cinguettio di moltissimi uccelli, come una voliera: «mi sono sposata giovanissima e, in viaggio di nozze, nel 1983, io e Maurizio siamo andati in Gambia e, da allora, appena avevamo due soldi, si partiva per l’Africa occidentale».

Un’avventura per tutta la famiglia: «quando si è potuta trovare l’acqua in bottiglia, abbiamo portato con noi i nostri due figli, Marco e Cristina, era il 2006. Erano viaggi di conoscenza, volontariato, turismo, ogni anno stringevamo nuove amicizie e, un giorno, al ritorno a casa in Italia, la decisione è stata presa: vendere l’attività di autolavaggio, fondata nel 2000, una cosa per nulla semplice e che ci ha richiesto molto tempo. Mi sono messa in aspettativa da dipendente comunale e poi mi sono licenziata. E così, siamo partiti il 30 ottobre del 2015».

Ci racconti come è stato partire da Varese: «era una splendida giornata di sole e cielo terso, ho chiuso la mia bella casa, venduto l’autolavaggio self-service che ci aveva dato di che ben vivere negli ultimi 15 anni e i mezzi per partire, pronti a girare pagina, forse sarebbe meglio dire iniziare un nuovo libro, con mio marito Maurizio, nostro figlio Marco e la nostra adorata cagnolina, che si chiama Chicca».

Eravamo consapevoli che stavamo facendo un viaggio pericoloso, siamo arrivati in Mali una settimana dopo l’attentato all’hotel Radisson Blu di Bamako, ci sono stati momenti difficili, e abbiamo anche pensato se tornare indietro o rimanere in Senegal.

La notizia che, tra gli espatriati c’era una famiglia in camper e con un cagnolino dall’Italia, ha incuriosito un po’ tutti, non è stato difficile inserirsi, forse iniziare una seconda vita non è così facile, ma è un sogno che siamo stati riusciti a realizzare.

La gente è molto calorosa, anche con gli estranei, persino al semaforo, nelle strade stracolme di moto, mentre viaggiamo c’è sempre qualcuno che ci saluta, sorridendo e senza nessuno scopo. Questo calore umano, che un po’ manca in Italia, ti fa affrontare la giornata in modo sereno. Una cosa che stupisce è la loro capacità di fare, con pochissimi mezzi, grandi cose, come i meccanici che ho visto riparare motori con il fil di ferro.

Ciò che mi ha colpito di più è come non riescano a cogliere le occasioni, per gelosia fra di loro, per mancanza di larghe vedute, spirito imprenditoriale, semplicemente l’aiutarsi l’un l’altro; ci sono sfaccettature che devo ancora imparare a capire

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Abbiamo, in Italia, i nostri affetti, i genitori, la figlia, il nipotino a cui pensiamo, ma io non ho molta nostalgia dell’Italia, torneremo ad aprile, quando qui farà molto caldo con picchi di calore molto forte.

Cosa ci manca? Direi in primo luogo il supermercato, gli affettati, il formaggio, il burro, molte cose che diamo per scontato che qui non si possono trovare. Sicuramente non ci manca il freddo, nelle ultime tre settimane c’era un caldo feroce, con quaranta gradi.


Se ne parla tanto, ci sono tanti modi di vedere la situazione, io amo profondamente questo paese, dopo aver tentato di aiutare attraverso il volontariato, ho pensato che, rispetto a tante forme di assistenza, il modo migliore per essere utili è veramente creare posti di lavoro, proporre un’idea che possa essere poi replicata, affinché altri possano uscire dalla miseria, per questo popolo che ha una grande dignità, è fatto di uomini integri, che convivono in un pluralismo religioso esemplare: può capitare di trovare nella stessa famiglia una sorella cristiana e un fratello musulmano.