Roma, 23 feb. (Apcom) – Capire se i colpi al capo della vittima,
inferti con un mattarello, sono stati sferrati da un uomo o da
una donna. Accertare l’ora della morte. Sono questi alcuni degli
interrogativi a cui consulenti medico legali nominati dalla
Procura di Roma devono rispondere nell’ambito dell’inchiesta
sulla morte di Giovanni Santini, l’amministratore di condominio
ucciso e chiuso in una valigia da una coppia di romeni,
Gheorghita Nikita, 31 anni e Andrei Gabriel Nikita, 36.
L’autopsia di Santini è eseguita, nel pomeriggio, da Nicola
Silvestri, dell’Università Cattolica.
Il pm Antonella Nespola, intanto, chiederà oggi al gip Maria
Teresa Covatta la convalida degli arresti effettuati dalla
squadra mobile. E’ possibile che l’interrogatorio davanti al
giudice sia fissato già per domani. Le accuse contestate ai
coniugi Nikita sono quelle di concorso in omicidio e occultamento
di cadavere. Secondo quanto si è appreso, per entrambe, il pm
Nespola vorrà l’emissione di una ordinanza di custodia cautelare
in carcere. L’intenzione del magistrato inquirente fa capire che
non si da eccessivo credito alla ricostruzione offerta dalla
Gheorghita, ai più conosciuta come ‘Gina’.
La romena, davanti agli investigatori, ha spiegato di aver
ucciso Santini, dopo che questi le aveva fatte delle avances. E
che solo dopo sarebbe intervenuto il marito, su sua chiamata, per
pulire la scena del delitto ed aiutarla a liberarsi del cadavere.
La Gheorghita, così come il marito, è risultata incensurata. Al
momento il dato certo è che Santini, il cui corpo dopo il decesso
era stato chiuso in una valigia, non è morto per asfissia. Il
movente più accreditato è quello di un piccolo debito che la
coppia di romeni aveva nei confronti del condominio.
Nav
© riproduzione riservata










