Le banche svizzere ci corteggiano Ma la burocrazia congela i prestiti

Banche ticinesi e imprese varesine, un amore non corrisposto: grandi potenzialità che si infrangono contro le barriere normative. Eppure potrebbe essere un’opportunità di crescita per tutti, al di qua e al di là del confine. La Regio Insubrica prova a mettere in relazione i due mondi.

Lo fa con un volume edito da Franco Angeli, “La banca ticinese e l’impresa del Nord Italia”, commissionato a due studiosi insubrici, il direttore del centro studi bancari di Vezia Renè Chopard e l’ordinario di politica economica dell’Insubria di Varese Gioacchino Garofoli.

È il primo passo per sollecitare «un’integrazione economica transfrontaliera», che potrebbe garantire benefici a tutti.

Da un lato, quello del Canton Ticino, c’è uno dei sistemi bancari più competitivi, capillari e internazionalizzati al mondo. Dall’altro, quello di Varese e delle altre province dell’Insubria, c’è un sistema manifatturiero tra i più avanzati al mondo e sempre a caccia di credito, soprattutto in un momento di stretta come quello attuale. Le banche svizzere sono specializzate in gestione patrimoniale, le imprese italiane hanno una forte impronta familiare, in cui la separazione tra patrimonio privato e aziendale non è sempre netta. «Una sintesi cross-border dovrebbe essere nelle cose, in un contesto di wealth management» spiega Renè Chopard. In realtà però gli ostacoli sono molteplici, come fa notare il presidente dell’associazione delle banche ticinesi Claudio Generali: «La licenza per operare in Italia, la cosiddetta Libera Prestazione di Servizi (la concede Bankitalia, ndr), ce l’ha una sola banca svizzera, mentre gli altri istituti, da quando la Svizzera è in blacklist, non possono sperare di ottenerla. E poi l’Italia ha introdotto la “withholding tax”, che rincara notevolmente queste operazioni».

Ecco perché, e questa è la «doccia fredda» del discorso di Generali, «nessuno si decide a fare un passo che potrebbe implicare grossi rischi. Eppure le nostre banche potrebbero concedere denaro ad un costo inferiore rispetto alla stessa Germania».

Di fatto, un’occasione persa per mettere in relazione il sistema bancario ticinese con quello imprenditoriale dell’Insubria italiana. Lo studio della Regio ora è pronto ad entrare nella fase operativa, come spiega il segretario Giampiero Gianella: «Puntiamo a concretizzare i concetti esposti nello studio con un approccio pragmatico nell’ambito del programma Interreg 2014-2020, per fare formazione e accrescere la competitività del sistema».

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