Appassionati, a voi il ministro delle finanze e della programmazione economica: diamo voce a Stefano Coppa, cristallino come e più di sempre.
Capitolo primo: «Il totale non è ancora stimabile, abbiamo un budget in testa ed è sicuramente prudenziale. Ci siamo fatti un’idea di quello che dovremmo raccogliere, ragioniamo su una cifra inferiore rispetto ai 4,5 milioni dell’anno scorso. Tra sponsor e l’uscita di Castiglioni sono stati erosi 1,3 milioni: in parte già recuperati, in parte da recuperare, una parte andrà in risparmio».
Virgola: «La ripartizione tra stipendi e costi accessori in percentuale è 65-35. Non c’è più tanto da limare, abbiamo già fatto un miracolo per scendere al 35 per cento: volendo offrire una determinata qualità di servizio a dipendenti, pubblico e consorziati, sotto è impensabile andare. La ripartizione è al limite strutturale».
All’interno del 65 per cento, della quota ingaggi: «Molto è già stato fatto con le 5 conferme e . Ne mancano 4: 2 americani, un comunitario e un italiano, che potrebbe essere un ragazzino. Mettiamola così: , e di certo non hanno mezzo milione per un solo atleta, hanno invece un minimo di margine sul complessivo». Parola d’ordine: «Pareggio di bilancio obbligatorio, quarto in fila».
Varese nel Cuore ha smesso i denti da latte: «Passati i primi tre anni dall’avvio della struttura consortile, e ottenuto il rinnovo triennale dai primi 34 soci, con pregi e difetti ma iniziamo a essere una realtà consolidata. Tre anni senza perdite hanno dato al Consorzio una figura di affidabilità e precisa collocazione sul mercato».
Tempo al domani: «Entriamo in una fase successiva, forti di 77 aziende socie e proprietarie della Pallacanestro Varese. Quale sarà non sono in grado di dirlo: 150 o 200 consorziati a contributi minori? Meno nomi che danno di più? Non lo so, la fase economica non aiuta le previsioni. Noi ci auguriamo 150 e oltre, per avvicinarci a una forma di azionariato popolare, seppure inteso come imprenditori».
Sintonia fine: «Alcuni angoli vanno smussati, perfezionati. Normale sia così, ma già il cambio di statuto o un Castiglioni fuori portano in sé l’avvio del cambiamento. Il cervello è , nessuno come lui sa ottenere il massimo».
I conti dell’oste: «Pur riducendo, Milano sembrerebbe avere un budget sui 15 milioni, quindi largamente sopra tutte. Poi vengono realtà che hanno cifre comunque più importanti di noi, immagino Venezia, Sassari e Avellino; Cantù non riesco a stimarlo, mentre Roma potrebbe forse crescere di qualcosa».
Specchio dei tempi: «L’anno scorso siamo arrivati a un infortunio dallo scudetto con un budget fuori dai primi 5. Quest’anno noi scendiamo un pochino e altri hanno incrementato: a investimento saremo tra il sesto e il decimo rango, con un po’ di lontananza in più dalla numero 2, 3 e 4. Non è detto la differenza non possa annullarsi sul campo, lo sport è una delle poche attività umane in cui i soldi non danno la misura di tutto: esistono la fiducia e gli estremi perché riaccada».
Chiusura per la campagna abbonamenti, in presentazione stamane alle 11 alla Camera di Commercio: «Per ora siamo stati tradizionali. Abbiamo però un’idea che dipende da alcune situazioni, preciso non sportive. Se riusciremo ad attuarla sarà una chicca, una cosa interessante e credo unica nel panorama sportivo, purtroppo non esistono ancora la sicurezza né il metodo».
SAMUELE GIARDINA
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