L’esercito degli invisibili

I parroci varesini : «Le persone a rischio non sono ormai soltanto i senzatetto»

«Quando si parla di persone a rischio povertà non bisogna pensare necessariamente ai senzatetto, ma alle numerose famiglie e pensionati che un tetto sopra la testa ce l’hanno e che faticano a pagare le bollette e a fare la spesa alimentare». Queste le parole di , parrocco di Giubiano.

«Ci sono davvero tante famiglie, italiane e straniere, che noi aiutiamo pagando loro la bolletta, distribuendo loro vari generi alimentari, capi di abbigliamento e aiuti per la scuola – aggiunge , parrocco della parrocchia di Biumo Inferiore e Superiore, Valle Olona e San Fermo – Queste persone si rivolgono alla parrocchia perché non hanno alternative, ma lo fanno sempre con estrema dignità».

Come nel caso della famiglia del signor Antonio B. Il signor Antonio ha 51 anni, vive a Biumo Superiore e ha due figli: uno di 7 anni e l’altro di 11. Papà Antonio ha perso l’impiego un anno fa, l’azienda per la quale lavorava è fallita. È stato poi aiutato con i voucher per qualche ora di lavoro in una cooperativa. A maggio anche mamma Claudia è rimasta a casa dopo la chiusura del bar in cui lavorava. «Ora viviamo solo con la disoccupazione di Antonio che ammonta a circa 800 euro – spiega Claudia – tra affitto, bollette e spese per

i bambini, non riusciamo a far quadrare i conti. Si va avanti con l’aiuto delle associazioni religiose: pasta scatole di fagioli ecc. ecc. Ogni tanto mi pagano le bollette e via con la speranza nel cuore che le cose possano migliorare un giorno. È umiliante dover dipendente dagli altri per garantire una vita dignitosa ai propri figli. Se non ci fossero i bimbi, non credo che avremmo il coraggio di chiedere aiuto: lo facciamo per loro». Antonio risulta troppo vecchio per il mondo del lavoro, Claudia forse inizierà a lavorare per una famiglia come collaboratrice domestica per 15 ore a settimana.

Oltre al dato economico, dietro ad ogni fabbrica che chiude o rischia di chiudere, ci sono centinaia di storie di disperazione. Dal disoccupato che mente agli amici perché si vergogna della sua situazione, all’imprenditore che suo malgrado è stato costretto a licenziare i dipendenti con i quali aveva mandato avanti l’azienda di famiglia. Dall’impiegato in cassa integrazione di una società che però continua a mantenere a bilancio svariati dirigenti, al dipendente “mobbizzato” con un trasferimento non insostenibile dal punto di vista economico. E ancora, l’esercito degli “invisibili”, i disoccupati over 50 per cui la ricollocazione è solo un’utopia.

«Appartengo a quella parte “invisibile” della società che sono i disoccupati over 50. Difficilmente si parla di noi, siamo lasciati da tutti al nostro destino – spiega Antonio – Ho cercato di riciclarmi, mi sono rimesso a studiare a 50 anni suonati, ma per ora non vedo ancora prospettive di lavoro. Questa è la mia storia, comune a quelle di molti altri, ma di noi nessuno parla, né i partiti (tranne Renzi), né i sindacati (amen), non disturbiamo nessuno con manifestazioni di piazza, abbiamo ancora un minimo di dignità, anche se non so ancora per quanto».