Libia/ Gheddafi al Giornale: ribelli non hanno speranza

Libia/ Gheddafi al Giornale: ribelli non hanno speranza

Roma, 15 mar. (TMNews) – Parlando al quotidiano Il Giornale, il leader libico Gheddafi spiega che di aver deciso di accelerare le operazioni militari per combattere il terrorismo e si dice convinto che i ribelli non abbiano speranza. E quanto all’Italia spiega di sentirsi “tradito” da Berlusconi. Alla fine dell’intervista, poi, Gheddafi minaccia. Noi, dice rivolto all’occidente, stiamo lottando

contro al Qaida ma se gli occiddentali “si comportano con noi come hanno fatto in Iraq, la Libia uscirà dall’alleanza internazionale contro il terrorismo. Ci alleiamo con al Qaida e dichiariamo la guerra santa». Quanto al futuro delle relazioni anche economiche con l’italia, Gheddafi spiega che si potrà tornare a parlarne solo quando il governo Berlusconi sarà sostituito “dall’opposizione”.

Per Gheddafi le forze dell’opposizione libica sono in mano ad al Qaida. “La gente di questo Consiglio (il Consiglio nazionale di transizione di Bengasi, ndr) è come se fosse ostaggio di Al Qaida. Li stanno temporaneamente usando. Il Consiglio è una facciata, non esiste. Alcuni militari che ne fanno parte ci hanno detto che non avevano alternative: o accettavano o li avrebbero sgozzati come faceva Al Zarqawi (il terrorista di Al Qaida ucciso in Irak ndr)”.

I ribelli, prosegue Gheddafi, “Non hanno speranze, per loro è una causa oramai persa. Ci sono solo due possibilità: arrendersi o scappare via. Questi terroristi utilizzano i civili come scudi umani, comprese le donne…Dobbiamo combattere il terrorismo. Per questo stiamo avanzando rapidamente prima di evitare massacri».

Quanto all’Italia e ai rapporti con Berlusconi, il leader libico si dice in generale “realmente choccato dall’atteggiamento dei miei amici europei” e in particolare afferma di sentirsi “tradito” da Berlusconi: “mi sento tradito: non so che dire a Berlusconi… Io non ho più alcun contatto con l’Italia e Berlusconi. C’è, però, la possibilità che il ministero degli Esteri libico e altre autorità siano in contatto con gli italiani».

Una parte dell’intervista è dedicata al tema chiave delle risorse energetiche. A proposito dei contratti dell’Eni in Libia per il petrolio e il gas, il rais di Tripoli non esclude mutamenti importanti per il futuro: «Penso ed auspico che il popolo libico riconsidererà i legami economici e finanziari e anche quelli nel campo della sicurezza con l’Occidente”. In ogni caso, spiega, di relazioni anche economiche con l’italia e gli altri paesi europei si potrà parlare solo quando anche a Roma, parigi e altrove ci sarà stato un cambio di governo: “Quando il vostro governo sarà sostituito dall’opposizione ed accadrà lo stesso con il resto del’Europa il popolo libico prenderà, forse, in considerazione nuove relazioni con l’Occidente”.

Non manca nella conversazione anche il tema immigrazione: “Se al posto di un governo stabile, che garantisce sicurezza, prendono il controllo queste bande legate a Bin Laden gli africani si muoveranno in massa verso l’Europa. E il Mediterraneo diventerà un mare di caos. Per il momento la striscia di Gaza è ancora piccola, ma si rischia che diventi grande. Tutto il Nord Africa potrebbe trasformarsi in una sorta di Gaza. Per Hamas è una buona notizia”.

Gheddafi non esclude comunque un possibile passaggio di consegne al figlio Saif al Islam. Ma questo, precisa, “lo decideranno i libici attraverso i Comitati popolari ed il Congresso del popolo (una specie di Parlamento nda). Le riforme vanno bene e pure per mio figlio, se la scelta verrà dal popolo l’accetterò”.

vgp

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