Roma, 29 ago. (TMNews) – Mentre proseguono i negoziati a Sirte fra le milizie ribelli che assediano la città natale di Muammar Gheddafi e le tribù locali per una resa pacifica, si combatte ancora in alcune località libiche, mentre si diffonde di nuovo la voce dell’uccisione di Khamis Gheddafi, 28enne figlio del rais.
Il Consiglio Nazionale di Transizione libico ha tuttavia
sottolineato che negoziati in corso a Sirte “non continueranno
all’infinito”, lanciando un appello per un “rapido accordo”
altrimenti la situazione verrà “risolta per via militare”; le
trattative riguardano al momento esclusivamente i leader tribali
della città e nessun contatto è stato stabilito con Gheddafi o i
suoi principali collaboratori.
Del rais si continua a non avere alcuna traccia; i ribelli sperano tuttavia che si trovi ancora nel Paese per “poter liberare il mondo da quest’insetto”, come ha affermato il portavoce militare del Cnt, colonello Ahnmed Omar Bani. “Il solo trattamento per poter eliminare questa piaga è far sì che renda conto dei suoi crimini in Libia”, ha concluso Bani; nei suoi messaggi al Paese Gheddafi si è a più riprese riferito ai ribelli come a dei “ratti” da eliminare.
Nel frattempo alcune voci diffuse da fonti del Cnt vorrebbero
Khamis Gheddafi, uno dei figli del rais, ucciso sabato in uno
scontro a fuoco tra milizie ribelli e forze lealiste a Tarhuna, 80 chilometri a sudest della capitale Tripoli. Secondo le fonti un’unità ribelle ha intercettato un convoglio militare nel quale vi erano due Mercedes blindate come quelle utilizzate di solito dai gerarchi del regime; i miliziani hanno cercato di fermare la colonna, che ha aperto il fuoco contro i soldati: questi hanno a loro volta risposto colpendo e incendiando le due macchine, i cui occupanti sono morti e i corpi carbonizzati. “E’ difficile identificare i corpi ma i militari catturati sul posto ci hanno detto di appartenere alla guardia personale di Khamis”, ha spiegato Bani.
Il 28enne Khamis, comandante di una delle unità di elite delle forze di Gheddafi, era già stato dato per morto all’inizio di agosto, in un raid aereo della Nato a Zilten; il regime aveva immediatamente smentito la notizia diffondendo delle immagini del figlio del rais mentre visitava dei feriti in un ospedale.
Infine, in una Tripoli dove per “problemi tecnici” il 70% del
centro della città è ancora privo di acqua potabile preoccupa la
sorte dei detenuti nelle carceri di Gheddafi, 10mila dei quali
sono stati liberati dopo l’ingresso nella capitale delle milizie
ribelli: il numero di persone arrestate negli ultimi mesi dal
regime è infatti stimato fra i 57mila e i 60mila, ha spiegato
Bani, esprimendo preoccupazione per la sorte dei detenuti di cui
non si è ancora trovata traccia e invitando “tutti coloro che
abbiano informazioni su quanto accaduto nelle carceri” a fornire
la propria testimonianza o a “rendersi complici dei possibili
crimini commessi”.
Mgi
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