Da farfalla a pantera: Carli Lloyd viene ufficializzata a Conegliano, contratto di un anno più uno. La sorpresissima dell’anno passato, con lei e il possibilissimo ingresso di Klineman, è pronta a riconfermarsi in un panorama tricolore dal livello medio sempre inferiore.
Così recita il sito dell’Imoco: «Dopo una stagione e mezza a Busto Arsizio, dove ha vinto tutto, si tratta di un grande ritorno in Italia per la bionda palleggiatrice Usa, giocatrice di grandissimo talento che si candida a essere una delle attrazioni principali del campionato italiano e della prossima Champions».
Rilancia il presidente Piero Garbellotto: «Non ha bisogno di presentazioni, quello che ha vinto si commenta da sé. Ha messo insieme un grande slam incredibile, e l’abbiamo scelta perché siamo convinti che con una vincente come lei a guidare la squadra, si possa puntare in alto sia in Italia che in Europa». Focus: «Le condizioni fisiche di Lloyd sono ottime, sta lavorando alla riabilitazione negli Usa. Prima della presentazione ufficiale faremo ulteriori visite, poi l’ultima fase del recupero verrà svolta dal nostro staff medico e atletico, per averla al 100% della forma all’inizio della stagione».
Wonder woman, tutto vero a patto Carli possa appunto stare bene e tornare California dreamin’, il fenomeno ammirato e glorificato dal triplete. Tutto vero, compreso un carico emozionale da novanta: perché solo chi ha vissuto Busto, dal dì del raduno alle lacrime dell’ultima gara, sa cos’ha significato Carli Lloyd nel percorso targato 2012/2013.
O meglio, cosa non ha significato sotto molteplici punti d’osservazione, a cominciare da quello sportivo: con lei sana, la Unendo Yama rivinceva tutto in Italia e, in Champions, avrebbe perso solo in finale dal Vakif. Con lei sana, avrebbe avuto tutt’altro significato la scelta di strutturare la squadra su due centrali di primissima fascia, attorniate da attaccanti laterali leggere. Con lei sana però.
Senza Carli attiva sappiamo com’è andata: con il figurone a Istanbul (bronzo Champions) nelle uniche mezze partite che ha giocato al 60%, massimo 70%, e con il crollo domestico sotto il peso della corda sempre più tirata, più che dell’effettivo valore di Villa e Conegliano nelle semifinali perse, valore inferiore al biancorosso pure sottratta la regista californiana. A Varese sono andati a un Bryant Dunston dallo scudetto, a Busto a una Carli Lloyd da un mezzo triplete bis.
Adesso è andata che dovremo pure trovarcela contro, augurandole di superare il problema osseo alle tibie che la tormenta dalla primavera del 2012, perciò da oltre un anno solare.
Come dire cornuti, mazziati e con una serie di punti interrogativi, figli della gestione della querelle mai apparsa lineare e univoca: troppi tira e molla, forse troppe voci con la voglia di contare, sicuramente con troppe verità nascoste, o svelate fuori tempo massimo, e con un rapporto di fiducia che è progressivamente venuto meno. Al di là d’ogni lettura, solo il futuro potrà dire se Conegliano ha azzeccato la mossa o no: lo stesso futuro che, nel caso, farà mangiare le mani ai tifosi biancorossi davanti a Carli in gialloblu, in configurazione California dreamin’.
Che poi, sommessamente, anche questo è da stabilire: nei lunghi mesi dei boh, forse e chi lo sa, parecchia vox populi ha già iniziato a tirare una riga sul nome Lloyd, non perdonandole una serie di azioni, non ultimo il fatto che mentre la squadra veniva eliminata, lei era in California e non a bordo campo a sostenere le compagne.
Però, dato che il senno del prima è labile, solo l’inutile senno del poi dirà chi ha fatto bene: oggi come oggi vale ogni scenario. E’ valido scrivere che la Futura è stata saggia a non correre il rischio di confermarla, pure a prezzi di saldo, sia ribattere che il jolly andava giocato per il valore fenomenale della ragazza.
Sulla seconda ipotesi, però, v’è una ghigliottina affilata: con Lloyd non sarebbe arrivato un prospetto modello Joanna Wolosz, che giustamente esige la titolarità del ruolo. Il salto nel vuoto sarebbe stato senza paracadute, o con un paracadute molto, molto piccolo. Signore e signori, davanti a noi il cane che si morde la coda.
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