Che atmosfera troverà Frank Vitucci domenica al PalaWhirlpool?
Scherziamoci su: c’è aria di «contestazione muta e sonora oltre che iconica», come disse lo stralunato , volto dello storico “90° Minuto”, commentando una partita della sua Fiorentina.
Una cosa è certa: il palasport si dividerà, lo spiega bene l’inchiestina che abbiamo fatto ieri sera durante la sfida di Eurocup. Una frattura che ricalca il calore specifico degli spicchi del catino di Masnago: nel parterre prevale la calma degli sportivi, negli altri settori domina l’emotività dei tifosi passionali. La curva ha le idee chiare: già ieri ha fatto le prove generali cantando «Vitucci merda».
, hostess all’ingresso principale, lo applaudirà «perché mica mi ha ucciso un parente, e ci ha regalato un sogno nella miglior stagione da molti anni in qua. Poi, però, vinciamo noi». è ancora più esplicita: «Applausi tutta la vita: qui ha fatto un ottimo lavoro».
, che accompagna papà , tifoso non vedente, condivide: «Lo ringrazierò perché ha rifatto grande Varese. Tutto il resto è un problema suo: nel basket ormai, come nel calcio, comanda il denaro».
, istruttore di giovani cestisti: «Io applaudo: gli Indimenticabili sono una sua creatura. Il finale non offusca tutto ciò che c’è stato prima: un professionista sceglie il meglio per il suo lavoro». ghigna sotto i baffi: «Che Vitucci non si sia comportato troppo bene è evidente. Io lo ignorerò: però, se qui attorno capita qualcosa, magari partecipo…».
Sceglie l’indifferenza anche , la moglie di , nel settore di parterre riservato ai familiari dell’entourage Cimberio: fa il verso a un coro da stadio dicendo che «di Vitucci non m’importa, non lo fischio e non lo applaudo. A me, adesso, piace Frates».
Salendo i gradini scompare quasi il partito del sorriso. rischia di litigare con l’amico : «Io lo fischio: doveva rimanere, accettare la sfida, non temere di ripartire con un roster diverso. È corso ad Avellino manco fosse Milano». Luca: «Io lo applaudo: è vero che non si è comportato bene, però ha fatto un grande campionato, meritava lo scudetto».
, giovane abbonato di vecchia data: «Non farò niente, perché un po’ lo capisco. L’aspetto economico ha pesato, e poi ha avuto paura che la squadra s’indebolisse troppo per ripetersi». e la figlia non hanno dubbi: «Fischiamo perché non è stato corretto. Ha detto che non c’era un progetto, gli è mancato il coraggio di ammettere che andava via per prendere più soldi. Doveva essere onesto con la gente».
Fin qui gli spettatori comuni. Poi ci sono quelli conosciuti, come , firma varesina del Corriere della Sera: «Va applaudito, perché è un bravissimo coach, è arrivato a un Dunston dal titolo, e se Varese è in Europa lo dobbiamo a lui. Certo, tempi e modi bruschi hanno fatto girare le scatole a tanti: ha vinto l’aspetto professionale, ma nove su dieci di noi avrebbero fatto la stessa scelta. C’è stata un po’ di ingratitudine, come nel passaggio di Cerella a Milano: Sakota ha detto quelle cose a Dunston perché sa quali sono i veri valori, e ventimila dollari non ti cambiano la vita. Rispetterò chi fischierà, chi paga il biglietto ha il diritto di dire come la pensa. Il tifoso è emotivo: quando Varese prese Morse, che nessuno conosceva, al posto di Raga, che tutti amavano alla follia, la reazione fu scomposta. Solo il senno di poi diede ragione a Nikolic e Gualco».
Il sindaco : «Applaudo, perché ci ha fatto godere per un anno intero. E comunque ci ha rimesso lui». , allenatore di lungo corso: «I cambi fanno parte del mestiere. Vitucci è stato… varesino doc, ha badato al sodo».
Chiude l’aplomb d’altri tempi di : «Se viene a cercarmi gli do la mano, altrimenti non lo saluto. Dire che mi ha deluso è poco: ha mancato alla parola data, quel che conta in un uomo».
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