Con questo pezzo voglio innanzitutto scrivere le mie impressioni, il lavoro che ho svolto e la felicità che questa esperienza mi ha dato, sia dal punto di vista scolastico sia da quello personale. Ma prima di procedere oltre con le spiegazioni, volevo soprattutto ringraziare per l’opportunità datami dall’editore Michele Lo Nero, per avermi permesso di svolgere il mio stage scolastico nella redazione La Provincia di Varese e dal direttore Andrea Confalonieri . Che dire, non mi sembra ancora vero che questi tre mesi passati a lavorare nella redazione si siano già conclusi. Se da una parte mi sento realizzato per l’impegno che ho messo in questa avventura, dall’altra c’è la tristezza di lasciare quella che per me è diventata una seconda famiglia. Ma sono davvero contento di averne fatto parte. Il primo giorno in cui ho messo piede in redazione ero desideroso di intrecciare nuove relazioni e approfondire conoscenze tecniche, ma anche molto impaurito – credo come tutti del resto– di come sarebbero andati i giorni a seguire, se “avessi ingranato” fin da subito oppure no. Ad
oggi credo di esserci riuscito, o almeno lo spero. I principali colleghi con cui mi sono rapportato sono due persone brillanti e fantastiche: Fernando e Alessandro. In questi mesi ho lavorato molto anche in orari –per i più– strani, ma normali per un quotidiano. Più di ogni altra cosa mi resteranno impresse le ore in redazione, le risate con tutti loro su questioni importanti e meno, l’approfondimento di tematiche, il mangiare alcune volte mentre si lavora poiché sotto pressione per alcune scadenze. Penserete possa essere difficile lavorare e dialogare in un ambiente simile, ma in una redazione –in questa redazione– l’atmosfera che si respira mi ha fatto sentire vivo. Vivo e libero. Lavorare in questa redazione mi ha permesso di partecipare a molte iniziative organizzate dal giornale: in particolare mi è davvero rimasto nel cuore il dibattito dei candidati sindaco di Varese. Un’esperienza unica e stimolante che spero di poter rivivere quanto prima. L’unica richiesta che avrei sarebbero più “boccioni dell’acqua”, ma questa battuta la capirebbero solo i miei colleghi. Ed è a loro che è dedicata.













