– Ubriaco e fuori di testa dà in escandescenza in stazione: capotreno e macchinista picchiati e portati in ospedale.
È soltanto l’ultima aggressione registrata ai danni del personale ferroviario varesino.
«Noi chiediamo soltanto il diritto di poter lavorare in sicurezza. Sicurezza per noi e per i viaggiatori che, certo, non rischiano di meno», dice , segretario regionale del sindacato autonomo del personale ferroviario Orsa. Un fatto semplice.
Alle 5 di ieri mattina un marocchino di 32 anni ha raggiunto piazza Trieste in stato pietoso.
L’uomo è noto ed è stato più volte protagonista di episodi discutibili. Non soltanto ha problemi con la dipendenza dall’alcol, ma ha acclarati problemi psichiatrici. Un soggetto difficile che cede agli eccessi d’ira.
Ieri mattina all’alba si è presentato alla stazione Trenord di Varese. Gridava, biascicava, non era chiaro cosa volesse.
Il personale ferroviario ha cercato di calmarlo. Il marocchino sempre più alterato ha perso completamente il controllo dando in escandescenza e picchiando il capotreno e il macchinista intervenuti per placcarlo.
Sul posto sono arrivati anche i carabinieri di Varese e i mezzi inviati dal 118. Visto il quadro clinico del soggetto il marocchino è stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio.
Capotreno e macchinista sono stati accompagnati in ospedale: nell’aggressione hanno rimediato ferite guaribili con una prognosi di cinque giorni. «Le aggressioni al personale ferroviario sono sempre più frequenti» spiega Coscia e non a caso Orsa da anni denuncia questa situazione proclamando anche degli scioperi per sottolineare la gravità e il pericolo.
«Si tenga presente che durante il periodo invernale soprattutto i treni notturni diventano veri e propri bivacchi. Il capotreno deve quindi far scendere queste persone e spesso chiamare gli addetti alle pulizie perché altrimenti l’accesso dei passeggeri alle carrozze sarebbe difficoltoso».
Le aggressioni avvengono per le ragioni più diverse. «La più frequente è quella dell’evasione del biglietto», dice Coscia. In sintesi chi viaggia senza pagare. «Spesso si organizzano in gruppi di tre, quattro o sei persone – spiega il segretario regionale Orsa – Chi controlla è solo. In un’aggressione di gruppo si rischia moltissimo».
Che fare? «Trenord ha intrapreso la strada della vigilanza privata sui convogli a rischio. Proposta che meriterebbe maggiore attenzione da tutte le aziende di trasporto – conclude Coscia – Altra ipotesi è quella di contenere i numero di carrozze dei convogli notturni. Raggruppare i viaggiatori in spazi più semplici da gestire e da controllare. Qualcosa deve essere fatto. Quella avvenuta a Varese, di cui sono stato informato, è soltanto l’ultima brutale aggressione ai danni del personale ferroviario».













