Marco Caccianiga è il responsabile dell’avviamento al calcio nel vivaio del Varese. Accompagnati dalla sua intelligenza, rendiamo omaggio a Martino Colombo nel giorno del funerale: giocava nei Piccoli Amici, categoria riservata ai bambini dai 6 ai 7 anni. La cerimonia avrà luogo alle 14 nella chiesa di Bobbiate, assieme a quella del fratello Luca e del padre Fabrizio.
È la nostra essenza dello sport educativo e didattico, non agonistico. Siamo stati particolarmente toccati al di là del fatto che era uno dei nostri, proprio perché cerchiamo di vivere come una famiglia: i genitori stanno con noi e portano la merenda, gli anziani al campo fanno da nonni aggiunti, capita che passi il mister della prima squadra a salutare.
La odio e non mi sogno di farla: questo è il nostro giardino di condominio, Martino ne faceva parte. Martedì era il primo pomeriggio in cui avrebbe dovuto allenarsi assieme ai compagni, una trentina: l’abbiamo appunto passato come un tempo privo di retorica. Siamo educatori, con gli altri mister Cosimo, Paola, Federico, Giulio, Antonio e Pino ci siamo trovati per salutare un amico nel modo più spensierato possibile, fermo restando che è un dramma. Il resto i bambini lo devono capire con i genitori, quello spetta a chi li ha in casa tutto il giorno.
No, è troppo presto, infatti eravamo in stato di tensione. Poi è arrivato Matteo, mi fa «la mamma mi ha detto che Martino è in cielo, allora io gli ho fatto un disegno». Partendo da questo ci siamo sciolti, iniziando a giocare. La mamma di Martino, Licia, è stata fantastica: ha portato lei la merenda e noi l’abbiamo onorata, a misura di bambino e senza esasperazioni.
Dopo viene il tempo del rimpianto, da tramutare in legittima nostalgia e iniziativa. Licia sta fronteggiando una tragedia devastante, non possiamo lasciarla sola: adesso è il momento in cui tutti le stanno accanto, ma giocoforza passa presto. È normale, sono le dinamiche della vita. Mi sono già sentito con la Titocross di Gemonio, la società di moto dove gareggiava Luca, per creare una onlus assieme a noi. La finalità sarà occuparsi dei problemi dell’età infantile, Licia deve sentirsi impegnata e coinvolta: è presto per dire come nello specifico, tanto il sistema si trova.
Si chiamerà “Gabbietta Martino”: faremo l’intitolazione il 10 dicembre a un mese dalla scomparsa, la facciamo lontano per non cadere nelle scempiaggini tipo “le tre stelle che vanno in cielo”. La targa riporterà appunto “Gabbietta Martino”, una sua foto e la frase «In ricordo di Martino Colombo». Gli insegnamenti di Albedo Speroni sono un punto di riferimento: potere intitolare uno spazio che è la nostra Disneyland a un bambino è… una sorta di chiusura del cerchio. Che mette i brividi, è un cerchio che non vorresti mai poter chiudere, ma è un segno di continuità.
Sarà il suo giorno, i compagni entreranno per mano dei giocatori delle squadre con dei palloncini bianchi e rossi. La curva intonerà semplicemente “Martino”: li ringrazio in anticipo.
Ha pianto con Licia e nonno Vittorio. Il calcio italiano è pieno di porcherie, non capita spesso di conoscere cigni in mezzo ai brutti anatroccoli. Stefano è così, ha voluto stampare una frase che ho scritto su Facebook per appenderla in spogliatoio, dove chiedo ai giocatori di mostrarsi uomini in nome di Martino.
Scuola Calcio presente, ho detto ai genitori che se vorranno portare i figli dovranno essere in tuta ufficiale. Per quanto mi riguarda stop, il funerale è della famiglia: ovvio, se mi verrà chiesto sarò onorato di poter parlare.
A primavera metteremo in piedi “Il sorriso di Martino”, una domenica. Divideremo il prato dello stadio in tanti campetti per fare scatenare i più piccoli di tutte le società locali. Poi merenda, premi e sorrisi.
Martinho perché aveva i piedi alla brasiliana, polpetta per quanto era buona forchetta: l’anno scorso, a Cugliate Fabiasco, sono rimasto incredulo da quanto ha mangiato.
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