Roma, 24 apr. (Apcom) – I leader mondiali devono smettere di
parlare con frasi fatte, come ad esempio “terra in cambio di
pace”, e impegnarsi invece per fermare l’Iran, vero ostacolo per
la pace in Medio Oriente: è il messaggio lanciato dal neoministro
degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, in una intervista al
Jerusalem Post, la prima rilasciata a un quotidiano israeliano da
quando ha assunto il suo nuovo incarico.
“Nelle ultime due settimane ho parlato con molti miei colleghi
in tutto il mondo”, dice Lieberman. “Solo oggi incontro il
consigliere politico del cancelliere tedesco Angela Merkel, il
ministro degli Esteri cinese e il premier ceco. E tutti parlano
come se stessimo in una campagna: occupazione, insediamenti,
coloni”. Secondo il ministro israeliano questi slogan, “terra in
cambio di pace” oppure “soluzione dei due stati”, sono
semplicistici e ignorano le vere radici del conflitto.
Altrimenti – dice ancora il leader di Yisrael Beiteinu – non si
spiega perchè il processo di pace si trovi a un “punto morto”,
nonostante gli sforzi compiuti da precedenti governi israeliani
più concilianti. “Israele ha dimostrato le sue buone intenzioni,
il suo desiderio di pace”, continua il capo della diplomazia
israeliana, per il quale l’unica strada da seguire è quella che
porta alla sicurezza dello Stato ebraico e allo sviluppo
economico dei territori palestinesi.
“Economia, sicurezza, stabilità”, insiste Lieberman. “Non è
possibile imporre artificialmente una soluzione politica. Fallirà
sicuramente, non si può iniziare un processo di pace dal nulla.
Bisogna prima creare la situazione giusta, il giusto obiettivo,
le giuste condizioni”.
Il ministro israeliano riferisce quindi che Israele completerà
la revisione della sua politica estera nel giro di due settimane,
e la nuova linea sarà annunciata ufficialmente il 18 maggio
prossimo, in occasione della visita del premier Benjamin
Netanyahu alla Casa Bianca.
Secondo Lieberman il principale ostacolo sulla via della pace
resta comunque l’Iran. “Non si può risolvere nessun problema
nella nostra regione senza risolvere prima il problema iraniano”,
sostiene. Si tratta di una questione collegata con il Libano, la
Siria e con l’estremismo islamico in Egitto, nella Striscia di
Gaza e in Iraq.
La vera ragione dell’impasse in cui si trova il processo di
pace, afferma il ministro, “non è l’occupazione, non sono gli
insediamenti né i coloni. Questo conflitto ha radici profonde. E’
nato come altri conflitti nazionali, ma oggi ha assunto un
carattere più religioso e c’è anche l’influenza di attori non
razionali come al Qaida”.
Lieberman nell’intervista non si sbilancia riguardo alla
questione della nascita di uno Stato palestinese coesistente in
pace al fianco di Israele. Garantisce però che il governo
Netanyahu non intende governare sopra la testa di un solo
palestinese, e respinge categoricamente la possibilità di un
riconoscimento del diritto al ritorno dei profughi palestinesi.
“Non potrà essere sul tavolo, non intendo discutere il diritto al
ritorno neanche di un singolo rifugiato”.
Plg
MAZ
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