M.O.; Oggi vertice su Gaza, fra incertezze e rischio terrorismo

M.O.; Oggi vertice su Gaza, fra incertezze e rischio terrorismo


Il Cairo, 2 mar. (Apcom)
– In un clima di incertezza e timore, si
terrà oggi a Sharm El Sheikh, località turistica egiziana sul Mar
Rosso, la Conferenza internazionale per la ricostruzione di Gaza.
Fortemente voluto dal Cairo – più che mai attivo nel ruolo di
mediatore fra le fazioni palestinesi, e fra Hamas e Israele – il
vertice rischia tuttavia di non sortire gli effetti desiderati:
la raccolta di 2,8 miliardi di dollari, come richiesto
dall’Autorità nazionale palestinese e il raggiungimento di una
tregua stabile tra la Striscia e Tel Aviv.
L’autorevolezza dell’appuntamento di oggi, infatti, appare minata
su diversi fronti, a partire dalla stabilità e dalla sicurezza
del Paese ospite.

Solo una settimana fa, il terrorismo ha colpito di nuovo
l’Egitto e in particolare uno dei luoghi simbolo del turismo
internazionale di passaggio al Cairo: il mercato di Khan El
Khalili, nel cuore della Vecchia Cairo. Era dall’aprile del 2005
che la capitale egiziana non era toccata da attentati, mentre
l’ultimo atto sanguinario a segnare il Sinai risaliva al 2006, a
Dahab: un breve lasso di tempo in realtà, eppure sufficiente a
rassicurare i circa 13 milioni di visitatori che ogni anno
visitano la terra dei Faraoni.

Sull’episodio di domenica 22 febbraio, che ha provocato la morte di una turista francese di 17 anni e il ferimento di altre 25 persone, le autorità non hanno ancora fatto chiarezza. Gli stessi analisti egiziani non nascondono i propri dubbi sulla matrice dell’attentato: i responsabili potrebbero far parte di un piccolo gruppo interno salafita oppure essere al servizio

di un’organizzazione internazionale, benché egiziani; e c’è anche chi punta il dito contro gli stessi servizi egiziani. In fondo, un nuovo attentato – commentano alcuni osservatori – sarebbe vantaggioso per i sostenitori delle Leggi di Emergenza, promulgate all’indomani dell’assassinio del presidente Anwar Sadat, nell’ottobre 1981: e grazie a una nuova legge anti-terrorismo, la 179, potrebbero entrare a far parte della Costituzione.

Ma la conferenza per la ricostruzione di Gaza potrebbe avere
esiti insoddisfacenti anche per la diversità di obiettivi e
strategie dei partecipanti, che negli ultimi giorni si sono mossi
in ordine sparso nella regione euro-mediterranea.
In primis, ha destato non poche perplessità la visita di oggi
nella Striscia di Gaza dell’inviato del Quartetto (Stati uniti
d’America, Unione europea, Russia, Nazioni unite) in Medio
oriente, Tony Blair, percepita dai media arabi come un passo
tardivo e maldestro: dal giugno 2007, infatti, cioè da quando il
Movimento per la resistenza islamica (Hamas) ha assunto il
controllo della Striscia con la forza, in coincidenza con la
nomina di Blair, l’inviato speciale non aveva mai visitato
l’enclave palestinese confinante con l’Egitto. Ciascuno per conto
proprio, invece, i singoli membri del Quartetto hanno fatto
sentire la propria presenza nell’area.

E’ probabile che oggi la comunità internazionale non riuscirà ad
esprimersi con una voce sola e che di fronte a una platea
composta da capi di Stato, ministri degli Esteri, leader di
organizzazioni internazionali a emergere sarà invece la nuova
amministrazione americana. La conferenza per Gaza potrebbe
insomma trasformarsi in un palcoscenico, un trampolino per il
nuovo corso statunitense nella zona euro-mediterranea.
Per il Segretario di Stato americano Hillary Clinton – in carica
da poco più di un mese – la conferenza di Sharm sarà solo una
tappa di un più ampio tour in Europa e Medio oriente – Bruxelles,
Egitto, Israele, Ankara le tappe prestabilite – ma si protrarrà
per tutta la settimana, a sottolineare l’interesse americano per
un nuovo corso politico condiviso.

Ora si attende di capire quanto spazio di manovra lascerà agli
Stati uniti – impegnatisi per 900 milioni di dollari di aiuti a
Gaza – la Russia di Dimitri Medvedev, interessata a recuperare la
propria influenza nell’area.

I lavori di oggi saranno introdotti dal presidente egiziano
Hosni Mubarak, seguito dal presidente francese Nicolas Sarkozy e
dal premier italiano Silvio Berlusconi, freschi di una nuova
alleanza bilaterale che rischia, però, di indebolire
ulteriormente il peso politico europeo.

Presenti tra gli altri anche il segretario generale dell’Onu,
Ban Ki-Moon, l’Alto rappresentante per la politica estera
dell’Unione europea, Javier Solana, e il capo della diplomazia
russa, Sergei Lavrov.

Fzo

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