VARESE Il posto più bello è quello del bidello. Ieri il centro per l’impiego di Varese è stato sommerso di persone in cerca di lavoro che hanno puntato dritte al bando del Comune per il liceo musicale: in tre ore, dalle 9 alle 12, si sono presentati in 74. Uomini per la grande maggioranza, nella fascia di età dai 40 ai 55 anni, generalmente senza titoli di studio oltre la terza media. “Ausiliario qualificato”, ecco il lavoro a cui tutti ambivano secondo il testo del bando. 36 ore settimanali da lunedì a sabato (6 al giorno), questo l’impegno richiesto, da svolgersi in categoria A1, che significa incassare circa mille euro al mese, per un impiego a tempo determinato di un paio di mesi. Il fortunato vincitore che otterrà il più alto punteggio in graduatoria lavorerà dal 3 maggio al 30 giugno prossimi per aprire e chiudere la scuola, mettere l’antifurto, controllare gli accessi e le uscite di persone estranee e degli studenti stessi, rispondere al telefono, fare le fotocopie, controllare i bagni ed eventualmente pulirli in caso di necessità. “Ho tre bambini e cerco lavoro da quattro anni – racconta Caterina Segato, che di anni ne ha 36 – partecipo praticamente a tutti i bandi che fanno e questo è solo l’ennesimo”. Ma neanche una che abbia avuto successo per il momento. Caterina è un perito tessile e ha sempre lavorato nel settore; la sua ultima esperienza è stata in un’azienda di Malnate che ha chiuso dirottando tutto sulla sede principale di Como. “Mi hanno chiesto se volevo andare ma non me la
sentivo di fare 35 chilometri ogni giorno con tre figli piccoli. Adesso però sono molto pentita di aver rifiutato”. Lei, come i figli, vive con lo stipendio del marito, artigiano. “Ho fatto i lavori più diversi – racconta Nicola Labianca, perito informatico disoccupato da un paio d’anni – il settore dell’informatica non mi piaceva e ho lasciato per l’immobiliare, poi sono passato alla telefonia, e alla fine ho fatto il custode di una villa”. La famiglia che garantiva anche l’abitazione per lui, la moglie (cuoca) e il figlio di sei anni però non ha più avuto bisogno e lo ha licenziato. “Siamo nelle case dell’Aler grazie all’aiuto del Comune. Ho trovato un impiego come operaio per quattro mesi, poi ho fatto il cameriere per tre mesi nel ristorante dove lavora mia moglie”, ci racconta. Per il resto, se la sono cavata con i sussidi per la disoccupazione che scadranno a breve. Certo, ci sono anche le eccezioni. Francesco Sodano ad esempio è un ventisettenne laureando in informatica reduce da un impiego in una grande azienda in Lussemburgo. “Ho lasciato”, ci spiega. “Mi avevano chiamato loro, sono partito come un signor nessuno e prendevo uno stipendio che mio zio neanche si sognerebbe dopo vent’anni di lavoro”. C’era la famosa meritocrazia di cui si parla anche in Italia, sottolinea Francesco che di quello è rimasto soddisfatto, ma mancava completamente la dimensione umana. “Sono tornato e voglio provare anche il pubblico. Sto aspettando l’esito di un concorso per il ministero dell’Interno e uno per il ministero della Giustizia, ma nel frattempo mi do da fare”.Francesca Manfredi
e.marletta
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