Mafia a Busto, i gelesi si ribellano Pietà per Salvatore: prima lavorava

BUSTO ARSIZIO Uno dei presunti killer? Lo vedevano bazzicare i bar. La vittima, Salvatore D’Aleo? Lo conoscevano in diversi, perché lavorava nei cantieri: poi l’infortunio, le difficoltà per il 33enne. La comunità gelese è scossa dopo l’arresto dei presunti assassini di D’Aleo, di cui non si avevano più notizie dal 2008. «Non bisogna fare di tutta un’erba un fascio –  si difende chi sul finire degli anni ’50  ha lasciato la sua terra in cerca di un posto di lavoro – le mele marce ci sono ovunque ma resistere e lavorare con onestà è possibile, basta averne voglia». I volti dei pensionati siciliani, che non hanno perso l’abitudine di darsi appuntamento in piazza San Michele, sono scuri e coperti di rughe; non per il troppo sole ma per anni e anni di

fatica su e giù dai pontili edili. Hanno fatto quasi tutti i muratori. Come il compaesano D’Aleo: «Io lo conoscevo – esclama uno di loro – abbiamo lavorato insieme in un cantiere vicino a Savona. Poi la moglie lo ha voluto più vicino e ha subìto un brutto incidente sul lavoro a Saronno; si è ritrovato disoccupato e così avrebbe iniziato a frequentare brutte compagnie. Purtroppo ci ha rimesso la vita».  E intanto si scava a Vizzola per ritrovare i resti di Salvatore: ieri recuperati un femore e parte del bacino, manca ancora il teschio.sul giornale di oggi l’inchiesta completa, la mappa della “spartizione” delle aree (e degli interessi) tra mafia e ‘ndrangheta, l’intervista al bustocco Carlo Stelluti che racconta la sua esperienza di sindaco a Bollate nel mirino della ‘ndrangheta

m.lualdi

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