Roma, 7 giu. (TMNews) – “Se si vuole dare il buon esempio è opportuno che alcuni personaggi siano allontanati dalla politica al di là del fatto che siano stati condannati o meno in terzo grado”. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è tornato a puntare il dito contro gli esponenti dei partiti accusati di mafia.
Presentando a Montecitorio il libro dell’europarlamentare dell’Idv Sonia Alfano ‘La zona d’ombra. La lezione di mio padre ucciso dalla mafia e abbandonato dallo Stato’, Fini ha sottolineato la necessità che “le istituzioni, le forze politiche, il mondo dell’informazione promuovano sempre, presso i cittadini, i valori dell’impegno civile e della responsabilità collettiva, combattendo con decisione ogni assuefazione all’illegalità e alla sopraffazione. Perché è fuor di dubbio che la criminalità organizzata si afferma e si consolida nelle realtà locali in cui il legame sociale è indebolito e dove prevalgono lo scetticismo, l’individualismo, la tendenza all’isolamento e al tirare campare”.
Il leader di Fli ha ricordato che “nel profilo di Beppe Alfano non c’era soltanto una spiccata sensibilità sociale, c’era anche una forte idealità politica. Alfano era un militante di destra, dell’allora MSI, e aveva particolarmente a cuore l’affermazione della legalità e del senso Stato. Ricordo l’enorme impressione e commozione suscitata nel mondo della destra dalla notizia del suo assassinio. E ringrazio personalmente Sonia Alfano per aver ricordato che ero accanto a lei, a suo fratello e alla famiglia nel giorno dei funerali, mentre intorno c’era una certa collettiva ipocrisia”.
Fini ha ricordato altri “eroi civili della lotta antimafia” in cui “si incontra spesso il profilo dell’impegno politico, al di là dell’appartenenza ideale cui esso si richiami e al di là della destra e della sinistra”, come Peppino Impastato. “Tutte queste storie di coraggio, di impegno e di sacrificio – ha concluso – ci ricordano che la battaglia per la legalità deve essere una grande, comune e corale battaglia per la democrazia. E non è retorico ricordare che non c’è democrazia senza legalità e senza legalità non c’è libertà. La lotta alla criminalità organizzata appartiene a tutti: Stato, forze politiche e società civile. E appartiene soprattutto ai cittadini onesti, che non devono mai avere timore di far sentire la voce della propria indignazione e la forza della propria partecipazione civile e politica”.
Luc
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