– «Varese punti sulla cultura. Ma deve caratterizzarsi, con una “vision” precisa che la porti al top in Europa». Il candidato della Lega Civica rispolvera il dibattito “Varese che vorrei” allo spazio Lavit. Il suggerimento dell’artista : «Ci vorrebbe un assessore giusto, per risvegliare la cultura in città». A partire dal libro “La Varese che vorrei” del padrone di casa («questo
libro il suo dovere l’ha fatto, da un lato portando benefici alle suore di via Bernardino Luini, dall’altro pungolando la classe politica»), ne esce un dibattito tutt’altro che paludato sulla “cultura della città”, di fronte al candidato civico Stefano Malerba che, come da “marchio di fabbrica” della sua campagna elettorale, ascolta e prende appunti, per raccogliere stimoli per il programma.
«Quale vision, vocazione? Varese è monca del valore della cultura – fa notare, architetto – la cultura riqualifica e ridà identità ai luoghi». Per , past president del Panathlon, «Varese, passata l’illusione di diventare una Manchester, deve diventare la Versailles di Milano. E l’autostrada che entra in città è un vantaggio».
Silvio Monti pensa alle occasioni perse del passato: «Se fosse arrivato il “Guggenheim” a Biumo, quel quartiere sarebbe diventato una cittadella della cultura».
E a Malerba dà un paio di “dritte”: «Un programma a lunga scadenza. E con un assessore alla cultura si potrebbe svegliare la città». La giornalista lo vedrebbe «giovane. Ma ci vorrebbe anche un direttore dei Musei civici». , direttore di Varesereport.it, ammette: «Sento dire da vent’anni le stesse cose. Ma in una città come Mantova, che era meno del Premio Chiara, fanno squadra tutti per concentrarsi sul festival della letteratura».
Ma la cultura incrocia anche con l’urbanistica: «È la città pubblica quella che vorrei – afferma l’architetto- è nel pubblico che si manifesta la città, è lo scrigno da cui ripartire, in cui la componente pubblica non è mai soccombente rispetto all’interesse privato».
Cosa fare, in concreto? Nurra punta sul «ridare vita alle aree dismesse per dare spazi agli artisti in attesa che si realizzino i progetti faraonici». Gervasini sogna «concerti di musica classica ai Giardini Estensi». «Tante idee valide e tanti spunti – sintetizza Stefano Malerba – La bellezza è trasversale alla cultura. Varese deve in primis darsi una “vision”, decidiamo cosa vogliamo che Varese diventi nel mondo della cultura da qui a 15-20 anni, facendole fare un salto anche a livello di business. Bisogna investire, ma senza pensare al risultato immediato». Partendo da quel che c’è: «Eccellenze ne abbiamo tante, ma devono aprirsi». Ma si può iniziare anche dalle piccole cose: «In centro – propone Malerba – mettiamoci l’arte, invece di troppi mercatini».












