Malpensa è la nuova Lampedusa L’ex hub frontiera dei clandestini

Malpensa è la nuova Lampedusa L’ex hub frontiera dei clandestini

VARESE Dai barconi della disperazione con destinazione Lampedusa, terra quasi d’Africa, ai voli intercontinentali dell’ex hub della Malpensa: la porta per l’Europa dell’immigrazione clandestina s’è spostata mille e cinquecento chilometri più a Nord, a due passi dalla città giardino. Un aeroporto di frontiera per i flussi provenienti da Africa sub-sahariana, paesi dell’Estremo Oriente e del Sud America, ma anche da Marocco, Algeria, Egitto e Turchia. Un aeroporto che, al pari di quelli di Londra, Parigi, Francoforte e Amsterdam, è sempre più una «città con le ali» alle prese con sbarchi clandestini: fenomeno non nuovo, eppure in espansione. E analizzato, per la prima volta, da una ricerca condotta al fianco degli operatori impegnati nel controllo delle frontiere nello studio «Sea-Aeroporti di Milano e i controlli sull’immigrazione irregolare: pratiche e buone prassi».Ieri mattina, la presentazione del professor Giulio Sapelli (ordinario di storia economica della statale di Milano) e del presidente Sea Giuseppe Bonomi, è stata accompagnata dalla presenza – non casuale – del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Sua la battaglia contro gli sbarchi a Lampedusa; suo l’impegno di fare della Malpensa un «modello» europeo, sottoponendo il rapporto voluto dalla società che gestisce gli aeroporti milanesi all’attenzione della commissaria europea agli affari interni, la svedese Cecilia Malmstrom, già protagonista

del vertice del G6 a Varese. E non è un caso che Maroni guardi all’Ue. L’Italia, e il numero uno del Viminale, puntano al potenziamento di Frontex, l’agenzia europea che oggi coordina il controllo dei confini, lasciando però ai singoli stati gli oneri pratici del governo del fenomeno, espulsioni e accoglienza dei richiedenti asilo compresa. «Vogliamo che Frontex faccia i pattugliamenti con i propri mezzi e regoli il flusso dell’immigrazione» ha spiegato Maroni ribadendo al contempo l’importanza di «rendere omogenea la distribuzione dei richiedenti asilo». Che oggi pesa sulle terre di frontiera come la cittadella-Malpensa. La sinergia tra security Sea e le forze dell’ordine ha finora garantito la best-practice, come l’ha definita il varesino Bonomi: drastica riduzione dei respingimenti (748 nel 2009 contro i 3986 dell’anno-nero 2006) con numeri decisamente superiori a quelli attribuibili al solo de-hubbing; e aumento, in due anni, dell’individuazione dei documenti falsi. Quelli usati per «cambiare vita» sbarcando a Malpensa dopo aver versato assegni salati: da 10 a 15 mila euro. E proprio queste cifre spalancano gli occhi sulla complessità del fenomeno e sui «nemici» contro i quali combatte l’ex hub della brughiera: «Organizzazioni criminali pericolose, forti e sicure, in grado di muovere un’imponente catena di attività» ha sottolineato il professor Sapelli.

s.bartolini

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