Maltrattamenti alla madre, confermata in Appello la condanna per Riccardo Bossi

Maltrattamenti alla madre, confermata in Appello la condanna per Riccardo Bossi
La Corte d’Appello di Milano conferma la pena di un anno e quattro mesi. La difesa annuncia il ricorso in Cassazione.

La Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna inflitta in primo grado a Riccardo Bossi per maltrattamenti nei confronti della madre, Gigliola Guidali. La decisione è stata pronunciata dalla prima sezione penale del tribunale milanese, che ha confermato integralmente la sentenza emessa un anno fa dal Tribunale di Varese.

Il primogenito di Umberto Bossi, fondatore della Lega scomparso il 19 marzo scorso, era stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione dalla giudice Rossana Basile al termine del processo di primo grado.

L’avvocato Federico Magnante, difensore di Riccardo Bossi, ha già annunciato l’intenzione di presentare ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d’Appello, presieduta dal giudice Alessandro Santangelo. La Procura Generale di Milano aveva invece chiesto la conferma del verdetto, condividendo pienamente l’impianto accusatorio sostenuto dalla pubblico ministero di Varese, Antonia Rombolà.

Secondo quanto emerso nel corso del procedimento, gli episodi contestati risalgono a circa dieci anni fa, quando Gigliola Guidali aveva accolto il figlio nella propria abitazione di Azzate dopo che quest’ultimo era stato sfrattato per morosità.

Nel corso della requisitoria, l’accusa aveva ricostruito una serie di comportamenti vessatori e intimidatori nei confronti della donna, tra cui continue richieste di denaro, minacce e atteggiamenti aggressivi. Tra gli episodi contestati figurano l’invio insistente di messaggi per ottenere somme di denaro, la minaccia di vendere alcuni beni preziosi della madre e alcuni gesti ritenuti particolarmente umilianti e violenti.

In origine a Riccardo Bossi erano state contestate anche le lesioni personali, ma tale imputazione è successivamente decaduta dopo il ritiro della querela da parte della madre. Diversa la posizione per il reato di maltrattamenti in famiglia, perseguibile d’ufficio e quindi non soggetto alla volontà della persona offesa.

Durante il processo celebrato a Varese, Gigliola Guidali aveva testimoniato cercando di ridimensionare la portata delle accuse e spiegando di aver nel frattempo ricostruito un rapporto sereno con il figlio. Le sue dichiarazioni non sono tuttavia state ritenute sufficienti a modificare il quadro probatorio ricostruito dall’accusa e accolto dai giudici.

La vicenda giudiziaria si aggiunge ad altri problemi con la giustizia per Riccardo Bossi. Nel 2025 il Tribunale di Busto Arsizio lo aveva infatti condannato a due anni e sei mesi di reclusione per aver dichiarato falsamente di possedere i requisiti necessari per ottenere il reddito di cittadinanza, percependo dall’Inps circa 12 mila euro che, secondo l’accusa, non gli spettavano.

Con la conferma della sentenza in secondo grado, il procedimento per maltrattamenti si avvia ora verso l’ultimo possibile passaggio giudiziario davanti alla Corte di Cassazione.

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