«Maltrattamenti? No, invenzioni». La prof adesso denuncia i colleghi

Lavena Ponte Tresa - Dopo l’assoluzione l’insegnante passa al contrattacco

– Accusata di aver insultato e malmenato alcuni alunni professoressa finisce a processo. La sentenza pronunciata il 19 ottobre scorso assolve con formula piena l’insegnante. Che adesso parte al contrattacco. Le affermazioni che la portarono a subire quel procedimento erano del tutto fasulle; la docente ha presentato querela contro chi le puntò il dito contro facendola finire davanti al giudice pur

non avendo fatto nulla. Per l’insegnante fu calunnia e in questa direzione è andata la denuncia presentata dalla docente assistita dall’avvocato . Tutto ebbe inizio dalle affermazioni di uno studente che dichiarò di essere stato colpito sulle mani dall’insegnante con una biro. Altre “voci” parlavano di una docente molto nervosa che in aula aveva chiamato alcuni studenti “asini” o “scemi”.

Il contesto è quello di una scuola media di Lavena Ponte Tresa, l’anno scolastico di riferimento è quello che va dal settembre 2011 al settembre 2012. Voci e malumori furono raccolti dagli altri insegnanti dell’istituto che in aula durante il processo terminato con l’assoluzione dell’imputata aveva asserito «ciascuno di noi scrisse una parte di una lettera consegnata alla dirigente scolastica segnalando i comportamenti di cui eravamo venuti a conoscenza». Nel febbraio 2012 la missiva-denuncia veniva consegnata alla dirigente scolastica che a sua volta segnalava l’accaduto all’autorità giudiziaria. Il processo ha poi chiarito che l’insegnante non maltrattò mai nessuno degli alunni, in realtà alcuni dei ragazzi ritrattarono poi le accuse mosse alla docente. Di più: ascoltata in aula fu la stessa professoressa a spiegare come quelle accuse e quel processo fossero frutto del malanimo che i colleghi nutrivano nei suoi confronti. In sede d’udienza i colleghi, in effetti, non furono teneri con l’imputata che nel migliore dei casi fu definita «incapace di integrarsi». Il giudice, che ha pronunciato la sentenza di assoluzione, in sede di motivazione di sentenza ha accolto proprio la tesi della professoressa finita sul banco degli imputati: la professoressa si ritrovò vittima del malanimo che i colleghi aveva nei suoi confronti. Colleghi che ordirono «una manovra per utilizzare dichiarazioni distorte». Non solo: gli stessi colleghi hanno affermato che la classe della docente era assolutamente disciplinata, quando invece la stessa dirigente sempre in sede processuale definì la stessa classe «quanto meno vivace». Molti genitori e altri insegnanti manifestarono solidarietà nei confronti della docente che è stata comunque rinviata a giudizio. Adesso tocca a lei. Alcune persone l’hanno accusata (falsamente secondo quanto stabilito dal giudice) di aver commesso un reato. E adesso davanti al giudice potrebbero finirci loro.