Canone tivù, in provincia di Varese lo pagano otto famiglie su dieci: mamma Rai rastrella ogni anno oltre 31 milioni di euro. Per poi sprecarli a Sanremo? Intanto ai Comuni vengono chiesti i nominativi dei residenti per “pizzicare” gli evasori.
Gli ultimi dati messi a disposizione dalla direzione abbonamenti della tivù di Stato ci mostrano come al 31 dicembre 2013 nella nostra provincia ci fossero più di 275mila abbonati Rai, per quanto riguarda l’uso privato.
Oltre 31 milioni il contributo del Varesotto al mantenimento del carrozzone della tivù pubblica, finito in questi giorni sotto accusa dalla Corte dei Conti per gli extra-costi di alcune trasmissioni come il festival di Sanremo.
Episodio che non invoglia a pagare, ma la scadenza del 31 gennaio è già passata. Per verificare il tasso di evasione del canone occorre fare un passo indietro, recuperando i dati consuntivi 2012 forniti dalla Rai.
Nella graduatoria delle province più fedeli al pagamento della tassa sul possesso degli apparecchi radiotelevisivi, Varese si piazza al trentanovesimo posto, con un tasso di pagamento pari all’80,48%, calcolato sui soggetti che secondo la legge sono tenuti al versamento della tassa. Sul totale delle famiglie, si tratta invece del 73,64%. Varese si dimostra rispettosa degli obblighi di legge: la percentuale di famiglie che pagano il canone è sopra la media nazionale (76,25%) di più di quattro punti.
La distribuzione geografica conferma solo fino ad un certo punto il “mito” del Sud che evade l’odiata tassa sulla tivù: se è vero che Palermo, Napoli e Catania sono in fondo alla graduatoria (lì paga il canone appena una famiglia su due), prima di Varese ritroviamo anche Latina, Barletta, Bari e Roma, mentre a Varese città si paga meno che a Taranto, Avellino, Matera, e Campobasso, oltre l’80%.
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