VARESE (f.man.) Non bastava il panorama elettorale messo sottosopra. Ad alimentare la confusione di Varese sono spuntati anche i manifesti abusivi, e questa volta lo hanno fatto prima del previsto. Sono stati affissi tra martedì e mercoledì in via Dandolo e in via Crispi, ma ne sono stati segnalati alcuni altri in zone più esterne; tutti hanno stampata in primo piano la faccia di Luca Ferrazzi, assessore regionale uscente e candidato per il Pdl, irreperibile da un paio di giorni.“Il centrodestra non esita a violare anche le regole previste per l’affissione dei manifesti”, denuncia Stefano Tosi (Pd), consigliere in Regione e oggi ricandidato, che ne chiede l’immediato oscuramento. Allo stato attuale infatti nessun candidato e nessun partito può affiggere in giro dei manifesti elettorali. Tutti quelli che avevano tappezzato la città nel periodo pre-campagna, per così dire, si trovavano in spazi commerciali a pagamento; a fine febbraio con l’avvio ufficiale della campagna, stabilito dalla legge a partire dai 30 giorni prima dell’apertura dei seggi, sono stati prontamente coperti. Dall’altra parte però il tribunale farà solo domani pomeriggio l’estrazione per l’assegnazione degli spazi per i manifesti pubblici. Era stata fissata per martedì scorso, 1°
marzo, alle 16 in punto, ma a causa dell’ondata di irregolarità e di ricorsi a livello regionale e statale è stata rimandata a data da destinarsi. Per l’esattezza è stato rimandato il sorteggio per gli spazi destinati alla propaganda diretta, cioè quella dei candidati alla presidenza, ma di conseguenza è stata bloccata anche l’assegnazione della propaganda indiretta, vale a dire quella dei candidati che li sostengono: i comuni della provincia hanno rinviato le delibere per la concessione degli spazi di affissione. In altre parole: per nessuna ragione i faccioni o i simboli partitici possono comparire negli spazi pubblici. “Capita a tutti nella vita di pagare una multa, richiedere un permesso di costruire, aprire un mutuo o un finanziamento, chiedere un risarcimento ad un’assicurazione o semplicemente pagare una bolletta”, commenta Tosi, “e se per distrazione o per incapacità ci si dimentica l’appuntamento con il notaio, si arriva dopo la chiusura dello sportello, scadono i termini di legge, ci si scorda un modulo o un timbro, ci tocca ripartire con la trafila, pagando di tasca nostra e senza possibilità di appello. Perché allora a Varese sono stati affissi ugualmente i manifesti di Ferrazzi?”
s.bartolini
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