– In casa loro la polizia trovò 15 chilogrammi di marijuana nel settembre 2013. Fratelli e soci in affari erano entrambi finiti in manette. Ma ieri mattina uno solo dei due è uscito con una condanna dall’aula del gup varesino .
La strada dei due fratelli si è separata. Il maggiore si è assunto tutta la responsabilità dell’accaduto. Il fratello più piccolo, invece, ha dichiarato di non sapere assolutamente nulla di quella maxi serra con essiccatoio che si ritrovava in casa.
Il giudice gli ha creduto. E se il fratello maggiore ha patteggiato una pena a un anno e quattro mesi, il fratello più piccolo è uscito dall’aula da innocente assolto dal giudice con formula piena.
Un’ottima strategia difensiva, quella adottata dal difensore , che ha chiuso una vicenda che nel settembre 2013 a Varese fece scalpore. Non fosse altro per la portata del giro smantellato dagli agenti della squadra volanti e della squadra mobile della questura di Varese.
A quell’abitazione immersa nel verde della periferia varesina i poliziotti ci erano arrivati grazie a un capillare lavoro di intelligence. Una serie di piccole informazioni che, collegate tra loro, aveva portato al bottino grosso.
A chiudere il cerchio nella notte tra il 19 e il 20 settembre del 2013 era stata una chiamata arrivata in questura che segnalava un litigio tra ragazzi per strada. Arrivati sul posto, i poliziotti avevano trovato i due fratelli e un terzo ragazzo con il volto tumefatto dalle botte. Insospettiti, i poliziotti avevano identificato i contendenti: tutti e tre risultavano già noti. Hanno deciso quindi di perquisire le loro abitazioni.
Appena entrati nella casa dei due fratelli, gli inquirenti erano stati colpiti da un forte odore di marijuana che li aveva portati a perquisire a fondo l’edificio.
Il maggiore dei fratelli aveva in effetti consegnato spontaneamente una modesta dose di marijuana nel vano tentativo di bloccare ulteriori ricerche.
I poliziotti non si erano lasciati ingannare continuando a cercare di stanza in stanza e arrivando fino alla mansarda dove è stata trovata una specie di catena di montaggio per essiccare e dividere in dosi un’ingente quantità d’erba.
Quindici chilogrammi di marijuana pronta per inondare il mercato varesino. Un vero laboratorio. La temperatura nella mansarda era insopportabile.
Nonostante il clima fosse mite in quel periodo l’impianto di riscaldamento funzionava a pieno regime.
Ovviamente per accelerare il processo di essiccazione della marijuana stesa addirittura su delle grucce per garantire un effetto migliore. I quindici chilogrammi erano finiti sotto sequestro. Per i due fratelli erano scattate le manette.
I due sono rimasti in carcere per sei mesi sotto misura di custodia cautelare. Ieri il sorprendente epilogo.
Il fratello maggiore ha confessato assumendosi tutta la responsabilità per l’essiccatoio casalingo pieno di droga. Il minore ha ribadito di non aver mai saputo nulla di marijuana o essiccatoi. Ed è stato assolto.












