Roma, 28 apr. (TMNews) – Difficile capire, nelle prime ore dopo l’attentato che ha ucciso 15 persone a Marrakech, se l’esplosione – apparentemente mirata contro i turisti stranieri – sia collegata ai moti di protesta che hanno invaso il Magreb; se sia direttamente legata all’organizzazione Al Qaida nel Magreb; e se lo scopo principale dell’attacco sia contestare la presenza degli stranieri nel paese, o perfino l’intervento internazionale in Libia; oppure se si tratti di un attacco di matrice completamente diversa. Certamente il Marocco appariva a basso rischio di attentati; l’ultimo attacco, quello sanguinoso degli attentati coordinati a Cabalanca, risale al 16 maggio 2003; gli estremisti allora uccisero 45 persone, inclusi i 12 kamikaze.
Finora il Marocco di re Mohammed VI appariva come il paese meno toccato in Nordafrica dall’ondata della cosiddetta ‘primavera araba’: non perchè siano mancate le manifestazioni a favore di maggiori libertà civili e contro l’insicurezza economica, anzi proprio nel paese diversi lavoratori precari si erano dati fuoco in gennaio a imitazione della rivolta tunisina. La monarchia però è rimasta in sella e il sovrano ha avviato una riforma costituzionale, annunciata in un discorso il 9 marzo, promettendo un rafforzamento del ruolo del governo e una commissione ad hoc presieduta dal costituzionalista Abdeltif Menouni.
Più importante, dal punto di vista degli estremisti, è stata la liberazione 15 giorni fa di 190 detenuti politici: la grazia concessa dal re riguarda anche diversi estremisti, fra cui alcuni membri di cellule salafite. La scarcerazione sembrava aver soddisfatto gli ambienti estremisti.
E’ ancora incerta del resto la dinamica dell’attentato compiuto contro il caffé ristorante Argan nella frequentatissima piazza Jemaa el Fna. Forse un kamikaze, che avrebbe ordinato un succo d’arancia prima di farsi esplodere, secondo un testimone. Un altro testimone afferma che un uomo avrebbe deposto dentro il caffè una valigia, e che poi si sarebbe allontanato. La prefettura di Marrakech da parte sua ha parlato di un attentato suicida. Il re ha ordinato un’inchiesta “ampia e trasparente”. Il ministro della Comunicazione parla di un “atto terrorista deliberato. Il Marocco si confronta con le stesse minacce del maggio 2003”. Anche in questo caso, l’attacco devasta la fiorente industria marocchina del turismo proprio all’inizio della stagione, e proprio quando Rabat pareva aver scongiurato il rischio di una flessione, mentre gran parte degli altri Paesi nordafricani sono guardati con diffidenza dai turisti.
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