VARESE (a.morl) In occasione dei 400 anni dalla morte del Caravaggio, Varese sarà sede di una grande mostra dedicata al Maestro. Questo, stando a quanto scritto sul numero dell’Espresso di questa settimana. Dove, a pagina 15, nella rubrica «Riservato» curata dal giornalista Enrico Arosio, compare la notizia «Caravaggio da Varese», sottotitolata «L’arte secondo Maroni».
«SI SONO CONFUSI»
Nell’articolo si spiega come il ministero dell’Interno «possieda 750 chiese e conventi, un privilegio che conserva dall’unità di Italia». Andando avanti nella lettura del testo si evince che, «fino ad ora, di queste ricchezze, ne è stato fatto uso discreto», ma adesso tali patrimoni potrebbero diventare oggetto di mostre pubbliche. E una delle prime occasioni sarebbe proprio la mostra del Caravaggio prevista per il 2010. La notizia si conclude così: «Ottima iniziativa, ma dubbia ambientazione: la mostra si farà a Varese, dove Michelangelo Merisi non ha soggiornato un giorno e dove gli storici non conoscono allievi cavaraggeschi». L’articolo è firmato “Cmc”.
«Forse si sono confusi con il Morazzone. Se prima ho parlato di satira ignorante, questa è un’idiozia» ribatte il sindaco Attilio Fontana, che dopo la volontà di querelare Serra ora si trova a smentire quanto comparso su L’Espresso.
DOPPIETTA D’ARTEMa se Varese, al contrario, nel 2010, Varese dovesse davvero ospitare due mostre, una sul Caravaggio e una sul Morazzone? Della seconda, fortemente voluta dalla fondazione Labus Pullé, si conosce già il giorno dell’inaugurazione: 20 settembre 2010. C’è solo da sperare che le due mostre siano il più distanti possibile tra di loro nel tempo, altrimenti, fuor di dubbio, i quadri di Michelangelo Merisi (il Caravaggio), ancora oggi come nel passato, andrebbero a offuscare quelli del coevo Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone. Il Caravaggio, infatti, andò a Roma e divenne uno dei più celebrati pittori del mondo, mentre il Morazzone rimase in Lombardia e la sua fama rimase confinata nel territorio,
(salvo poi essere osannata dai critici d’arte). Silvano Colombo, storico dell’arte ed ex direttore dei musei civici di Varese, taglia corto: «So appena appena qualcosa della mostra del Morazzone. Iniziative organizzate in questo modo sono folgoranti e i Varesini non se ne accorgono». Ma la città sarebbe pronta ad ospitare due eventi di tale portata? «Tante volte le mostre nascono per supporto alla presenza politica di alcune persone o vengono calibrate in funzione alla scadenza delle nomine per dare lustro. Per creare una tradizione ci vuole ben altro. Le mostre non devono essere iniziative sporadiche, ma devono essere organizzate con continuità nel tempo. Bisogna creare un’abitudine nel pubblico, come ha saputo fare Como».
e.marletta
© riproduzione riservata













