VARESE (m. tav.) Una lezione di comunicazione politica. Dove Roberto Maroni, “professore” d’eccezione, ha illustrato agli studenti dell’Università dell’Insubria, nella sede di via Monte Generoso, la storia comunicativa leghista e non solo. Maroni è stato accolto dal rettore Renzo Dionigi e dal giornalista Gianni Spartà, titolare del corso di giornalismo.
Ma prima di entrare in aula, l’ex ministro si è fermato a parlare con i giornalisti della situazione politica. Sul sindaco di Verona Flavio Tosi, in lotta con Umberto Bossi per poter presentare la propria lista civica: «Noi puntiamo a vincere a Verona. Non possiamo partire con un handicap. Nella Lega la pensano tutti così. Bisogna correre per vincere». Alla domanda sull’annullamento delle votazioni leghiste a Varese: «Non c’è stato ancora l’annullamento, ci sono delle verifiche in corso». Mentre sul caso di Davide Boni ha commentato con «bene, buona notizia» la sua decisione di non dimettersi.
Poi, l’ingresso in aula, dove “tra gli studenti” c’era anche il sindaco di Varese Attilio Fontana. Dove, il “professor” Maroni ha ripercorso la storia della Lega come esempio di innovazione della comunicazione politica. «Mentre lo scontro era tra destra e sinistra – spiega – noi abbiamo cambiato geometria, mettendolo in verticale, tra Nord e Sud». Maroni ha sottolineato come «i concetti devono essere espressi in maniera “cruda” se si vuole attirare l’attenzione». Insomma, lo slogan «Roma ladrona la Lega non perdona» era meglio di «vogliamo il federalismo subito».
Il primo punto per comunicare è quello di trovare un simbolo. «Un partito come la Lega, che punta tutto sull’identità, doveva innanzitutto riassumere il suo messaggio in un simbolo: l’Alberto da Giussano e il Sole della Alpi». Ampio spazio riservato ai gadget «forma di comunicazione che può essere snobbata, ma in realtà è efficacissima». La lezione era accompagnata da diapositive, le quali hanno prima mostrato il merchandising storico del Carroccio, per poi passare ai più recenti gadget dei Barbari Sognanti (l’ultimo sono occhialetti con montatura rossa e la scritta di lato “Io la vedo come Maroni”).
Nel corso della parte stile amarcord, Maroni ha ricordato di quando «volevo fare il giornalista e Bossi mi ha convinto ad aprire il nostro primo giornale, “Nord Ovest”, su idea di Bruno Salvadori dell’Union Valdotaine. Abbiamo stampato solo due numeri, ma già allora c’erano le basi delle nostre idee. Era il 1980, quattro anni prima che nascesse la Lega Lombarda».
Un passaggio sull’esperienza di Radio Varese, dove nel 1977 teneva due trasmissioni. Una sulle tradizioni ed intervistava vecchiette che parlavano in dialetto. «Era vista male perché era una radio di ultrasinistra. Quindi ho dovuto compensare con “La lanterna magica”, trasmissione dove facevo la cronaca della campagna in Bolivia di Che Guevara».
La frequenza 100,700 di Radio Varese oggi è una delle frequenze sulle quali trasmette Radio Padania Libera. Maroni ha poi parlato di new media, e Facebook, «strumento potentissimo in quanto universalistico». Mentre ha ribadito come la comunicazione primaria passi «dai manifesti, dai muri e dai comizi». Su questi ultimi ha tirato una frecciata al senatore Giuseppe Leoni, apparso in una diaposiva che mostrava una platea semideserta. La battuta: «Non tutti i comizi sono molto partecipati. Ma anche con poche persone, bisogna saper ribadire i propri concetti. Poi ci sono comizi molto partecipati, come quello di Varese all’Apollonio».
e.marletta
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