La rinascita del Varese è stata inaspettata, come un fulmine prepotente che ha spazzato secoli di grigio anonimato riportando il calcio che conta in città. Ma è stata costruita soprattutto grazie al cuore inossidabile dei minatori di , che hanno saputo lottare alla pari con avversari molto più forti e con piazze ben più ricche, regalando ai tifosi emozioni uniche, scolpite per sempre nell’anima di chi ama il Varese.
Una delle immagini più vere e vive sta negli occhi di ghiaccio del sergente di ferro Beppe Sannino, pronti a tornare quelli di un padre dolce, alla fine dei dure allenamenti che stroncavano i biancorossi. Capitava spesso che il focoso allenatore di Ottaviano non lasciasse subito lo stadio, scegliendo di passare qualche mezz’ora insieme ai bimbi della scuola calcio. Divertendosi come un pazzo, mettendo le ali alle loro tenere gambette e, soprattutto, ricordando a tutti che il calcio è prima di tutto un gioco.
È solo una partita
Lo sa bene , centrocampista indispensabile al Varese da ormai quattro anni e motorino inesauribile nonostante il passare delle stagioni. Per Sannino era quasi un figlio e Corti ha fatto tesoro dell’eredità del grande ex, come si capisce da queste parole rivolte ai 2.518 bambini che domani saranno al Franco Ossola per vedere la partita con la Juve Stabia: «Alla loro età, il calcio e lo sport in generale devono essere fatti per imparare divertendosi. Anzi, anche per imparare a divertirsi: cosa non semplice perché, a volte, ci sono tante pressioni e spesso arrivano dai genitori. I bambini non devono scendere in campo per vincere per forza o per segnare a tutti i costi perché il calcio è un gioco». Come diceva Sannino:
La prima, però, non si scorda mai: «Quante emozioni – ricorda Corti – quando mio zio mi ha portato per la prima volta allo stadio: eravamo andati a vedere l’Inter e a San Siro non c’era ancora il terzo anello. Io ero davvero piccolo e ho passato più tempo a giocare con il mio cuginetto che non a guardare il campo. Immagino come si sentiranno i tanti bambini che verranno a vederci domani e mi sarebbe piaciuto essere uno di loro». Corti, da nove mesi, è papà di : «Lo porterei al Franco Ossola ma a mezzogiorno lui mangia e poi fa il pisolino».
Anche , altro faro della vecchia guardia, è padre di un maschietto, , che ha due anni e mezzo, e fra due settimane lo sarà di nuovo perché è in arrivo la sorellina.
L’ala promette ai 2.518 cuoricini biancorossi che il Varese volerà: «È da quattro giornate che non vinciamo e vogliamo raccogliere il risultato pieno. Faremo una bella partita, cercando di divertire i nostri giovani ospiti». Domani ci saranno tanti bambini che entreranno per la prima volta allo stadio: «Questa – commenta Zecchin – è una grande emozione e io l’ho vissuta a Padova, quando non c’era ancora l’Euganeo ma si giocava all’Appiani, molto più bello. Prima del fischio d’inizio, io e altri bambini eravamo i protagonisti delle partite di anteprima, che andavano in scena su quel campo bellissimo e davanti a tantissima gente. Immaginate come mi sentivo in quell’atmosfera».
Un altro papà biancorosso è , la saracinesca del Varese che ha un bimbo di quasi due anni, . Il portierone ricorda che è stato suo padre ad avvicinarlo al calcio: «Aveva giocato in Svizzera e in Italia e poi è diventato un allenatore in D. La mia prima volta allo stadio ce l’ho scolpita: era un Vicenza-Perugia, in C, e io mi ricordo il pienone sugli spalti, lo spettacolo e la passione della gente». Il Varese domani giocherà, prima di tutto, per i 2.518 piccoli tifosi: «Vogliamo essere un esempio per tutti loro».
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