VARESE Jacopo Merani è tornato nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere. Proprio in quella struttura sanitaria da cui era scappato e in cui sperava di non rimettere più piede.
Ieri l’assassino di Dean Catic, ucciso a nemmeno 17 anni fra il 21 e il 22 aprile 2009, è stato portato alla sbarra davanti al tribunale di Milano. Doveva rispondere del reato di evasione: Merani nella notte tra lunedì e martedì aveva lasciato alla chetichella l’ospedale per essere poi ripreso dalla squadra Mobile di Varese alle 19.50 di mercoledì nei pressi del carcere di Bollate.L’arresto di Merani è stato convalidato, e difficilmente avrebbe potuto essere altrimenti. Ma la condanna quasi certa non è arrivata: per avere il verdetto bisognerà attendere l’udienza già fissata per il 16 luglio. Se non determinante, sarà senz’altro rilevante la relazione che il giudice ha richiesto proprio all’ospedale giudiziario mantovano: probabilmente vorrà capire se Merani dovrà restare lì per essere curato, oppure se potrà essere trasferito in una “normale” struttura carceraria. In questo secondo caso, si aprirebbe un altro ventaglio di scelte: bisognerebbe trovare una casa circondariale dotata di un apparato sanitario interno in grado di gestire una persona con le problematiche di Merani. Il ragazzo, che ha 22 anni, soffrirebbe infatti di una sorta di schizofrenia paranoide aggravata dall’abuso di sostanze stupefacenti. Così, almeno, hanno certificato i medici che lo hanno visitato durante l’iter processuale sfociato nella condanna a vent’anni e due mesi di reclusione. Scartato San Vittore e Monza (qui Merani avrebbe addirittura tentato il suicidio), per restare nella zona di Milano rimarrebbero le alternative di Opera e di Bollate.
Agli agenti che lo hanno riarrestato, Merani avrebbe raccontato di non aver mai avuto intenzione di sottrarsi all’espiazione della pena. Lui voleva solo lasciare Castiglione perché, avrebbe detto, lì lo imbottivano di farmaci. Da tempo lui chiedeva ai suoi avvocati di farlo uscire da quelle mura non proprio invalicabili: il suo rapporto con i medici era tutt’altro che idilliaco. Voleva, insomma, soltanto tornare fra i detenuti in un carcere come tanti altri.
Lucido e tranquillo, il ragazzo avrebbe confermato di essere uscito dall’ospedale attraverso una porta antincendio lasciata aperta, dopo aver infilato alcuni cuscini nel letto per far credere ai sorveglianti che stava dormendo. Quello che è certo è che prima di tornare nelle patrie galere si è voluto concedere una giornata di mare. Salito su un treno, si è diretto verso La Spezia. Lì ha fatto il bagno nel Mar Ligure, prendendo il sole sulla spiaggia di Monterosso, una delle Cinque Terre. Poi, dopo aver mangiato qualcosa, è salito di nuovo sul treno e si è diretto verso Bollate. Nei pressi del carcere ha trovato ad attenderlo la Mobile di Varese che, dopo aver intercettato una telefonata tra il giovane e la madre, sapeva dove avrebbe potuto mettergli di nuovo le manette.
La furbizia, la freddezza e la determinazione con cui Merani è riuscito a fuggire dall’ospedale sembrano avallare il parere di chi non crede che sia un malato di mente ma, al contrario, un abile e crudele manipolatore. Non a caso, il pubblico ministero Agostino Abate aveva chiesto per lui la pena dell’ergastolo. La stessa condanna che aveva domandato per Andrea Bacchetta, complice di Merani nel massacro del povero Catic. Anche Bacchetta, tuttavia, se la cavò con vent’anni e due mesi.
e.marletta
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