«Mi alzo alle 5 e lavoro fino a sera tardi Vivo da varesino: la città cerca orgoglio»

Il candidato del centrosinistra Galimberti tira dritto: «Orrigoni? Prima lo voglio nero su bianco. E Malerba vuol continuare a correre perchè valuta negativamente l’amministrazione leghista»

Ribadisco quanto affermato a caldo: non mi sento ancora pronto a commentare. Lo farò quando troverò le generalità del candidato dello schieramento opposto sulle liste elettorali. Perché? Perché il centrodestra in questi mesi ha bruciato diversi nomi illustri, quasi da non riuscire a contarne il numero. Prima di parlare vorrei essere sicuro di chi siano gli avversari.

Ritengo che la situazione sia più complicata di allora. Il fatto che Malerba voglia continuare a correre ha alla base una valutazione negativa di quella che è stata l’amministrazione leghista degli ultimi 23 anni. È per questo motivo che nasce il desiderio di compiere un percorso autonomo. Quello che succederà durante le elezioni, però, non si può mai sapere.

Parto col dire che io cercherò di rappresentare entrambe le componenti, sia quella civica che quella politica. Il civismo è tutto ciò che viene generato dalla società civile e penso di poter essere annoverato in questa schiera: mi alzo alle 5 del mattino e fino alle 21 porto avanti un’attività professionale piuttosto impegnativa. Cosa vuol dire essere civico se non lavorare in un particolare ambito della società? Il focus del discorso, però, si deve spostare sui contenuti: il civismo vuole una Varese diversa, vuole far riscattare l’orgoglio varesino a lungo sopito. Mi sento di rappresentare questo spirito.

No, non cambierà nulla. Il motivo per cui sono sceso in campo è quello di dedicare una parte della mia vita al cambiamento della città e rispondere alle esigenze dei cittadini. Sono motivazioni che non risentono di fattori esterni.

Molto bene. Siamo all’opera per costruire il programma e c’è grande sintonia fra di noi. La fase dei lavori è già avanzata, perché ognuno ha portato un contributo personale fin dalle primarie: già durante quella campagna elettorale, tra di noi, si è discusso sulle idee, non sul resto.

E questo è un vantaggio enorme per il centrosinistra: ci si è focalizzati su quella che dovrà essere la Varese del futuro, non ci sono state scazzottate e diatribe sui nomi.

Sì, perché l’investitura popolare è molto più forte. E dà il senso del civismo di cui si parlava prima: il vero candidato è colui che è spinto dal basso, in questo caso da più di tremila persone. Ciò consente di avere un maggior margine di autonomia.

Se proprio dobbiamo parlare di morti e feriti, direi che ce ne sono stati e ce ne saranno ben di più dall’altra parte della barricata, visto come sono andate le cose. Quasi un pullman…

Sto incontrando tanta gente, giro per i quartieri e parlo con i cittadini, andando praticamente di casa in casa.

Soprattutto di ciò che riguarda l’efficienza della macchina amministrativa, poi della mobilità e del traffico, infine del ruolo che Varese deve avere come capoluogo di provincia. Su questo vorrei soffermarmi: non siamo più protagonisti, abbiamo perso tante posizioni. Bisogna ritrovare la voglia del riscatto: la gente percepisce queste elezioni come l’ultima chance per ritornare dove meritiamo. Io allora faccio un appello: chi vuole mettere la faccia con me? La mia intenzione è quella di costruire una squadra di eccellenza che riesca a traghettare Varese nel futuro.


Partiamo dalla prime due cose. Il sistema viabilistico varesino è rimasto inalterato negli ultimi tren’anni, mentre il modo di muoversi è totalmente cambiato nel frattempo: non averci pensato è simbolo di grande miopia in chi ha governato finora. Faccio un altro esempio.

Fra poco avremo l’Arcisate-Stabio, un’infrastruttura nuova e importante: è possibile che il Comune di Varese non abbia mai proferito parola in merito? Penso che questi, come altri che potrei citare, siano tutti in un centro senso segnali di chiusura. Per uscire da questa situazione io propongo di coordinarci con chi ci sta intorno. E va in questo senso ciò che ho detto a Sala dopo le primarie di Milano: il cambiamento, oggi, c’è solo attraverso il dialogo».