Prodotti tarocchi e falso Made in Italy: a Varese il “gioco sporco” degli imitatori danneggia più di mille imprese. A livello nazionale, secondo l’ultima indagine di Confartigianato, dal 2008 al 2014 la “multinazionale del falso” è costata 88mila disoccupati in più ed una perdita di 10 miliardi di euro di incassi delle imprese. E Confartigianato Varese chiama l’adunata: «L’azione congiunta, responsabile e tempestiva delle forze dell’ordine del nostro territorio deve essere sostenuta da un impegno e una responsabilità che deve coinvolgere tutti noi», dice Davide Galli, presidente di Confartigianato Imprese Varese.
Nella lotta al fenomeno della contraffazione la guardia di finanza di Varese è in prima linea: «Dopa il mercato regolare danneggiando le nostre aziende – ha più volte ripetuto il colonnello Francesco Vitale, comandante provinciale delle Fiamme Gialle varesine – I prodotti sono scadenti, ovviamente, chi commette questi illeciti opera in un regime di concorrenza sleale». Negli ultimi sette anni l’Italia si è impoverita, perché se il Prodotto Interno Lordo è calato di 19,1 miliardi di euro, il valore dei 115mila prodotti falsi sequestrati dall’Agenzia delle dogane e dalla guardia di finanza dal 2008 al 2014, è stato di 4,4 miliardi di euro. E a perdere, in questo giro di bufale, sono le imprese oneste. Proprio sulle aziende, il giro della concorrenza sleale cade come un macigno: in Italia operano 63mila imprese che danno lavoro a 189mila addetti, e un’impresa artigiana su cinque (il 19,8%) è potenzialmente danneggiata. La Cina è il principale paese di origine dei prodotti contraffatti con l’80,1% dei prodotti sequestrati, a cui si aggiunge un 8% proveniente da Hong Kong. La provincia di Varese, secondo l’indagine condotta da Confartigianato, non si distanzia molto dal trend nazionale: nel IV trimestre del 2015 1.105 aziende dell’artigianato sono esposte alla contraffazione su un totale di 5.086 imprese.
Se entriamo nel dettaglio, vediamo che sul nostro territorio il business del falso colpisce 398 imprese del tessile, 383 dell’abbigliamento, 13 che lavorano articoli in pelliccia, 72 negli articoli in maglieria, 66 nel cuoio (borse, pelletteria e pellicce), 34 nelle calzature, 106 nei gioielli e preziosi, 14 nei giochi e giocattoli, 9 nei profumi e cosmetici e dieci nell’occhialeria e produzione di lenti. La contraffazione si paga anche termini in posti di lavoro: chi non segue le regole e chi truffa, riduce irrimediabilmente l’occupazione. Secondo l’ufficio studi di Confartigianato Imprese, infatti, dal 2008 al 2014 la perdita di occupazione è arrivata a 88.467 posti di lavoro e ad un mancato incasso, da parte delle aziende, di circa dieci miliardi di euro dovuti alle minori vendite. «Si tratta di un fenomeno criminale di dimensioni globali – conclude Galli – che dobbiamo combattere con armi globali. La perdita di incassi da parte delle imprese è emorragica e non possiamo permettere che chi lavora onestamente, seguendo le leggi e le regole, sia sopraffatto dai soliti furbetti».













