Un nuovo metodo per lavorare che potrebbe piacere a molti, ma ancora non diffuso nella nostra provincia: il telelavoro. Con una delibera di Giunta, con la quale è stato approvato il regolamento che fissa le condizioni e le norme, la Provincia di Varese ha deciso di guardare al futuro lasciando la possibilità ai propri dipendenti di sviluppare progetti anche da casa. Dopo Barilla, anche la provincia di Varese sembra volerci credere. Da quasi tre anni Barilla ha introdotto per i propri dipendenti la possibilità di lavorare in modo flessibile, ovunque e in qualunque momento, grazie a nuovi strumenti di comunicazione digitali e nuove metodologie. Un successo per l’azienda e per le persone coinvolte (circa 1.600, pari al 74% dei dipendenti totali, in maggioranza donne) racconta , responsabile Organization & People Development di Barilla. Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 gennaio scorso, ora al vaglio delle due Camere, ha dunque già un precursore non di poco conto. Nel 2013, infatti, l’azienda emiliana (circa ottomila persone impiegate nel mondo, con un fatturato superiore a tre miliardi di euro e 29 siti produttivi) ha avviato un progetto di smart working in tutte le proprie sedi, nazionali e internazionali. E se finora il 74% dei dipendenti ha accolto di buon grado il telelavoro (in particolar modo le donne o le persone che abitano a più di 25 chilometri di distanza dalla sede di lavoro), l’idea di Barilla è quella di offrire lo smart working per il 100% del tempo ai dipendenti. In provincia di Varese siamo ai primi passi. L’obiettivo è quello di razionalizzare e migliorare, con sistemi innovativi, l’organizzazione del lavoro prodotto dall’Ente, realizzare economie
di gestione sfruttando al meglio gli strumenti tecnologici, garantire la qualità dei servizi offerti e il raggiungimento degli obiettivi attraverso l’impiego flessibile delle risorse umane e semplificare le attività e le procedure informatiche, spiegano dalla provincia di Varese. Questa modalità alternativa di gestione del rapporto di lavoro porterà benefici anche ai dipendenti coinvolti, secondo l’Ente Provincia, garantendo loro un maggior equilibrio tra vita familiare e lavorativa, la riduzione del pendolarismo con conseguente risparmio in termini di tempo e costi per gli spostamenti, il recupero dei tempi morti nel lavoro o nei riposi, ma anche la riduzione di stress e di ansia, oltre a una maggior autonomia organizzativa e di lavoro. Inoltre la possibilità di accedere all’attività lavorativa anche per le categorie più deboli.Sono diversi risvolti di una stessa medaglia che non sempre, però, è tutta rosa e fiori, in particolar modo per le donne che si ritroveranno a compiere equilibrismi tra momenti di lavoro e occupazioni casalinghe senza poter più neanche separare gli uni dalle altre.Non tutte le attività amministrative, comunque, potranno essere tradotte in pratica attraverso il telelavoro. Il regolamento, infatti, fissa una serie di paletti riguardo ai progetti, alla loro durata di esecuzione, alle mansioni, all’assegnazione dei posti, alle postazioni, agli orari, ai diritti e agli obblighi. Non solo diritti, insomma, ma anche doveri da assolvere senza pensare di poter fare i furbi trascinando un’attività oltre il tempo necessario soltanto perché si lavora da casa e si è meno controllati. L’assegnazione a progetti di telelavoro non muta la natura del rapporto di lavoro in atto. Cambia il modo di operare e ciascuno dovrà essere ancora più responsabile e presente a se stesso.













