Una storia di solitudine e silenzio arriva dalla Croazia, dove il corpo di una donna di 73 anni è rimasto per quasi cinque mesi in una camera mortuaria senza che nessuno si facesse avanti per reclamarlo. Nessun familiare, nessun conoscente: solo il tempo che passa e una salma senza un nome pubblico, indicata negli atti ufficiali come “omissis”.
A far emergere la vicenda è stato il Consolato generale d’Italia a Fiume, che ha contattato il Comune di Laveno Mombello, ultima residenza conosciuta della donna. Il decesso risale a dicembre 2025 e, secondo quanto emerso, sarebbe avvenuto per cause naturali. Tuttavia, in tutto questo tempo, nessuno si è presentato in Croazia per occuparsi delle esequie o chiedere il rimpatrio del corpo.
Le verifiche effettuate dalle autorità non hanno individuato parenti né affini, né nel Paese in cui la donna è morta né in Italia. Una condizione che, per legge, trasferisce ogni responsabilità al Comune di ultima residenza. Sarà quindi l’amministrazione sulle rive del Lago Maggiore a sostenere le spese per il rientro della salma e per il funerale, quello che viene definito “di povertà”.
Il servizio funebre è già stato affidato a un’agenzia locale, per un costo complessivo di 7.500 euro. Una cifra che coprirà tutte le operazioni necessarie, dal trasporto alla sepoltura o cremazione, garantendo comunque un ultimo saluto dignitoso.
Resta una vicenda amara, che racconta di una morte lontana da casa e senza legami, dove l’ultimo gesto di cura non arriva da affetti personali, ma da un’istituzione pubblica chiamata a colmare un vuoto umano prima ancora che amministrativo.













