Tra conferme e smentite comincia a delinearsi il quadro delle indagini relative al terribile attentato che, martedì, ha messo in ginocchio Bruxelles spalancando nuovamente quella finestra sul terrore che l’Europa, dopo gli attacchi di novembre a Parigi, aveva faticosamente cercato di chiudere. Secondo la procura belga sarebbero quattro i terroristi coinvolti negli attacchi: tre kamikaze e uno in fuga. Di questi, due sono stati identificati, si tratta dei fratelli Khalid e Ibrahim El Bakraoui,
entrambi deceduti. Il primo, secondo quanto ha riferito in esclusiva l’emittente televisiva belga Rtbf, sarebbe responsabile dell’esplosione sul convoglio della metrò alla stazione Maelbeek, mentre Ibrahim avrebbe agito nello scalo internazionale, ed è l’uomo che si vede al centro del gruppo di tre persone, nelle immagini catturate dalle telecamere dell’aeroporto. Ancora ignota l’identità del terrorista in fuga, quello con il cappello e la giacca bianca nelle foto diffuse, su cui si concentrano le indagini.
Il secondo kamikaze dell’aeroporto di Zaventem dovrebbe essere Naijim Laachraoui, macabramente conosciuto come «l’artificiere» dell’Isis, sua la mano negli ordigni degli attacchi di Parigi. Lo scorso settembre Laachraoui, venne identificato alla frontiera austro-ungherese sotto la falsa identità di Soufiane Kayal. Era in compagnia di Salah Abdeslam e Mohamed Belkaid. Secondo l’emittente RTBF ci sarebbe la corrispondenza del DNA confrontato con quello repertato sulle cinture esplosive utilizzate al Bataclan e allo Stade de France. La notizia è stata confermata anche da Le Monde e da altri media francesi, mentre non è ancora arrivata l’ufficialità dalla Procura.
Khalid e Ibrahim El Bakraoui avevano 27 e 30 anni. Entrambi vivevano a Bruxelles, dove Khalid aveva affittato sotto falso nome un appartamento a Forest in rue du Dries 60, ed erano ricercati dalla polizia. Nell’ottobre 2010 Ibrahim fu condannato a 9 anni per avere sparato a dei poliziotti in Belgio con un kalashnikov. Secondo quanto dichiarato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Ibrahim era stato arrestato in Turchia nel giugno del 2015 e poi immediatamente espulso. In seguito, nonostante fosse segnalato come «foreign fighter» venne rilasciato dal Belgio. Ma il ministro della Giustizia belga Koen Geens ha smentito
Erdogan: l’uomo dopo l’espulsione dalla Tuchia si sarebbe recato in Olanda e non in Belgio. Nel febbraio 2011 Khalid fu condannato a 5 anni per furto d’auto e possesso di un fucile d’assalto. Dei due il più pericoloso era proprio Khalid, il kamikaze della metropolitana, da tempo inserito nella lista dei più ricercati dell’Interpol. Lo ha rivelato il New York Times, spiegando che la polizia internazionale aveva diffuso un «red alert», il più alto nella scala di segnalazioni usata dall’Interpol, in pratica un mandato d’arresto internazionale. A quanto pare l’uomo, oltre alla nazionalità belga, aveva un passaporto delle Bahamas.
Sono ancora in corso le procedure di riconoscimento, ma la Farnesina ha reso noto che potrebbe esserci anche una vittima italiana. Sarebbe deceduta nell’attentato alla metropolitana di Molenbeek. È il capogruppo di Ap alla Camera, Maurizio Lupi, a sottolinearlo al termine del vertice a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio tenutosi ieri. L’ex ministro ha spiegato che si tratterebbe di una donna, «ma purtroppo la violenza dell’esplosione non ha consentito ancora l’identificazione. Sono quindi in corso verifiche per il riconoscimento ufficiale». Potrebbe trattarsi di Patricia Rizzo, 48 anni, funzionaria Ue. La donna, infatti, risulta dispersa dalla mattina di martedì.












