– Sempre più questuanti nei negozi e i commercianti scrivono il vademecum della truffa. Non ci sono solo i venditori di braccialetti, libri e tappeti, adesso l’elemosina si chiede per le più svariate ragioni, con qualsiasi scusa e i “bisognosi” si trasformano in attori con un copione ben fornito che vanno riproponendo di negozio in negozio.
Difficile distinguere i professionisti dai veri bisognosi al primo colpo. Con alcuni è facile dire «no grazie», «soprattutto a chi entra quotidianamente e chiede con insistenza». Con altri si fa un po’ più fatica.
«Quando hai davanti una persona che chiede con discrezione, vergognandosi, e al primo rifiuto se ne va, senza quasi farti finire di parlare, allora ti piange il cuore – spiegadell’omonima cartoleria di via San Martino – ma non sei mai sicuro che abbia davvero bisogno o ti stia prendendo abilmente in giro».
Abbiamo raccolto quindi una serie di testimonianze che possono aiutare a non farsi intenerire da una storia strappalacrime. Come quella della bambina affetta da una malattia rara e che ha bisogno di cure. Una storia “vecchia”, si può pensare.
«Non se a raccontartela è una signora di una certa età, però, che ti mostra la foto della nipotina in un letto di ospedale».
Facile cascarci. Oppure se a varcare la porta del negozio è una giovane coppia con bimbo al seguito e uno in procinto di nascere, «che chiedono se abbiamo bisogno un aiuto per lavare i vetri e a proporsi non è lui, ma lei incinta di nove mesi – dice L di iStuff – Cose dell’altro mondo». E il dubbio viene: la pancia sarà vera? Intanto la coppietta ha fatto il giro dei negozi e raccolto un po’ di quattrini.
«Possiamo sembrare cinici, ma immaginate di avere ogni giorno persone che, mentre lavorate, entrano a chiedere soldi – dice la titolare di Max&Co – Io li fermo sull’uscio e minaccio di chiamare i vigili. Anche avessero davvero tutti bisogno, non possiamo aiutarli noi».
Anche solo un euro ciascuno, per un mese lavorativo, fa salire il conto. Con alcuni è facile dire «no grazie», «soprattutto a chi entra quotidianamente e chiede con insistenza».
Con altri si fa un po’ più fatica. «Quando hai davanti una persona che chiede con discrezione, vergognandosi, e al primo rifiuto se ne va, senza quasi farti finire di parlare, allora ti piange il cuore, ma non sei mai sicuro che abbia davvero bisogno o ti stia prendendo abilmente in giro».
I più abili sono invece quelli che promettono: «Poi te li restituisco» e non chiedono mai spiccioli ma somme consistenti. Persone che, per un’improvvisa emergenza, si trovano sprovvisti di contanti e chiedono un aiuto.
«Sono tendenzialmente ben vestiti ed estremamente cordiali ed educati – conclude Milani – ma non c’è quasi mai nessuna emergenza e tantomeno vengono poi a restituirti i soldi. Mia moglie una volta ha consegnato venti euro a una signora, intenerita da una storia verosimile, e non li ha più rivisti. Pochi soldi, ma se gliene avesse chiesti cinquanta di euro glieli avrebbe dati senza pensarci troppo su».













