Esiste ancora gente onesta e io posso affermare con certezza che gli onesti non sono una razza in via d’estinzione.
Venerdì sera ero a Varese per lavoro. Con me, i miei due fedelissimi compagni: l’iPhone e l’immancabile iPad, entrambe le mie fonti primarie di sostentamento. Io e loro siamo inseparabili e, lo so che per chi non fa questo lavoro diventa difficile da comprendere, ma li porto persino a letto.
Dopo aver finito di seguire il tour della giuria tecnica durante la serata conclusiva dell’Alcol Prevention Yeah, come al solito, mi siedo su una panchina per scrivere gli articoli relativi all’evento da inviare alla redazione.
Il mio tablet è un po’ datato, è il primo modello di iPad lanciato dalla Apple e da quando ce l’ho (almeno tre anni) ci faccio veramente tutto: lo uso come se fosse un normale Pc.
Ebbene, terminata la “missione” all’Alcol Prevention Yeah e dopo aver spedito gli articoli sono ritornata all’auto parcheggiata nel piazzale esterno dell’Isis Daverio. Come al solito, ho infilato l’iPad nella tasca della portiera che ho poi riaperto per raccogliere l’accendino finitomi sotto il sedile.
In quel momento l’iPad è caduto a terra: mi sono accorta del suo smarrimento solo una volta giunta a casa. E visto che la fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede benissimo, l’applicazione “trova il mio iPhone” con la quale posso visualizzare la posizione sia dello smartphone che del tablet, venerdì sera non funzionava. Ieri mattina fortunatamente sì, così ho scoperto che il mio iPad si trovava in via Sempione, la stessa strada dove c’è il comando della Polizia Locale.
Così, ho pensato di chiamare il centralino dei vigili, sperando in una botta di fortuna una volta ogni tanto: il mio tablet era lì, una signora lo aveva trovato a terra e glielo aveva consegnato poco prima della mia chiamata. Grazie di cuore a questa misteriosa signora: su quel tablet c’è tutta la mia vita. È questa la Varese che amo.
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