«Il divieto di portare il burqa verrà inserito nel regolamento della polizia locale, oppure sarà oggetto di un’ordinanza. Attraverso il segretario generale, abbiamo mandato in prefettura la comunicazione in questi giorni. L’applicazione potrebbe dunque essere anche molto veloce» afferma il sindaco, annunciando la linea dura contro il burqa.
A sorpresa, anche , portavoce della Comunità Islamica, pur ritenendo che «tirar fuori la questione adesso sia come gettare olio sul fuoco», afferma che del burqa si può fare a meno in questi momenti.
«Chiariamo che nell’Islam il burqa non è obbligatorio e che a Varese non ne ho mai visto uno in 48 anni – spiega Baroudi – Il burqa ha un significato poetico che rimanda alla notte ed era usato nei deserti afgani e marocchini e dai persiani per difendersi dalla sabbia e dal sole. Lo portavano le donne molto belle che avevano paura di sedurre, e fa parte del folclore».
«Noi islamici dobbiamo promuovere la conoscenza reciproca. Quindi contesto la scelta di chi si mette il burqa: in momenti molto brutti come questo, in cui si stanno scaldando gli animi e si ha paura, non dobbiamo essere attaccati a questi costumi. Una donna che si mette il burqa è sicuramente di cultura, ma il suo comportamento può essere recepito come una sfida e come una provocazione. Poi ognuno può fare quello che ritiene, ma io penso che sia meglio far conoscere il ruolo della donna nella cultura islamica, che costituisce metà della società ed è importantissima, piuttosto che mettere barriere, perché il messaggio dell’Islam è di amore».
Il consiglio comunale sul tema si è già espresso, approvando mesi fa una mozione anti-burqa di (consigliere di Liberi per Varese), il quale commenta: «In Italia esiste già una legge che vieta di avere il volto coperto e che risale agli anni del terrorismo, ma che non è chiara nella sua applicazione». La svolta del Canton Ticino – che ha dato il via libera definitivo alla legge anti burqa – ha letteralmente infiammato le tastiere dei nostri lettori, che in poche ore, sulla pagina Facebook del nostro giornale, hanno lasciato più di 150 commenti. «Se non sbaglio per la legge italiana è vietato andare in giro a volto coperto…» scrive Valeria, a cui
Gabriele risponde: «Non “con giustificato motivo”, almeno per quanto ho potuto trovare in rete. E comunque dovrebbe essere sufficiente acconsentire al riconoscimento per essere a posto». Ed è proprio sulle giustificazioni date al coprirsi il volto che i lettori dibattono. L’opinione più diffusa è: «siamo in Italia, che gli stranieri si adeguino alle nostre leggi come facciamo noi quando andiamo nei loro Paesi». Ma c’è anche chi la pensa diversamente, come Chiara: «Credo che bisognerebbe rispettare la religione altrui indipendentemente dal comportamento che loro hanno nei nostri confronti. Sbagliatissimo proibire il burqa. È una privazione per chi crede fortemente in qualcosa, è come denudare qualcuno che magari ha vissuto in tal modo per decenni».
I sostenitori del divieto al burqa fanno appello a motivazioni di sicurezza: «Come faccio io a sapere chi si nasconde dietro quella stoffa, se è uomo o donna?».
C’è chi ribatte che a Varese di donne con il burqa non se ne vedono. Come un ragazzo che scrive: «Mai vista una donna col burqa a Varese. Ma se è una forma di prevenzione, allora scriviamo anche una legge per vietare il parcheggio ai cammelli in centro città, si sa mai che con il riscaldamento globale arrivino anche qui». E chi subito segnala l’avvistamento: «Iper di Belforte, burqa e guanti neri. Cosa ci fosse sotto non è dato saperlo».













