«Noi figli leali, ma scomodi della città»

Lorenzo Mariani è uno dei più noti commercialisti di Varese e anche uno dei più grandi cuori biancorossi. Nel suo studio di via Piave tutto riporta alla sua unica squadra perché l’arredamento è colorato di bianco e rosso. Sono i colori della lealtà e della passione: due qualità che si leggono negli occhi di Mariani.

È qualcosa di speciale ed è difficile da spiegare. Tifare Varese è diverso da sostenere ogni altra squadra per il peso enorme della nostra storia che ha 104 anni. È una storia gloriosa che parla di tragedie, di sofferenze, di schianti, di dolori forti ma anche di gioie immense e di reazioni mai mediocri. Essere un tifoso biancorosso significa essere passato attraverso tutte queste traversie ed esserne uscito in piedi, con lealtà, onore e orgoglio. Ma c’è anche dell’altro.

Noi tifosi del calcio ci sentiamo un po’ i figli scomodi di questa città perché la vocazione del varesino va più verso il basket. Noi che abbiamo il pallone nel cuore siamo un po’ emarginati rispetto all’aspetto borghese dei tifosi che seguono la pallacanestro. Noi incarniamo l’anima più popolare della città. E gli alti e bassi vorticosi, subiti di continuo dal Varese, hanno cementato il nostro zoccolo duro, rendendolo inscalfibile.

L’obiettivo vero è di creare una generazione di tifosi che hanno nel cuore solo il Varese. Questo deve essere anche l’obiettivo della squadra e della società. La nostra tradizione è passione pura molto più forte ed emozionante di quella di Juventus, Inter e Milan.

Significa partire dai giovani, curare il vivaio e lanciare i ragazzi giusti, affidandoli a qualche chioccia di provata fede e appartenenza. Allevare i talenti e correre con il cuore prima ancora che con le gambe.

Non abbiamo mai avuto i soldi per prendere campioni ma sappiamo trasformare giocatori mediocri in colonne insostituibili, puntando sullo spirito di gruppo, sulla grinta e sul carattere.

Non ho dubbi: lo scudetto conquistato tre anni fa dalla nostra splendida Primavera.

Quella partita ci è stata rubata e io considero nostro il tricolore. Il rammarico è semmai di non avere saputo promuovere, a parte De Luca, tutti gli altri talenti della Primavera in prima squadra negli anni successivi. Questo è un dispiacere ancora più grosso della A sfumata nel 2012, nella finale dei playoff con la Sampdoria che pure, come potete immaginare, mi ha causato non pochi problemi.

Sì e anche per fare la cosa più importante e cioè inculcare i veri valori del Varese nei giocatori, a partire dalla lealtà. Chiunque si trovi davanti una casacca biancorossa deve sapere che ha di fronte un uomo vero e leale. Se ci sono questi valori, con il lavoro, il sudore e il sacrificio, si arriva lontano e lo stadio si riempie.

Possiamo essere promossi o retrocedere: ma l’importante è essere fedeli a noi stessi, mantenendo la nostra mentalità.

Io sono figlio del Varese di Sean Sogliano e so che la nostra bandiera è la lealtà. Bisogna fare sempre il passo proporzionato alla gamba e pagare tutti. Mai illudere con nomi altisonanti ma farsi trascinare dallo spirito di gruppo. E, non mi stufo di ripeterlo, puntare sulla lealtà che significa, ad esempio, evitare le perdite di tempo quando si va in vantaggio ma, anzi, consegnare più velocemente la palla agli avversari.

L’ultimo campionato non è stato facile e anch’io ho cercato di fare autocritica, chiedendomi se stavo tifando bene. Essere tifoso del Varese è un onore ma anche un onere. Gli occasionali vengono allo stadio solo per fare i giudici mentre noi ci mettiamo il cuore in ogni caso. Rispondo comunque dicendo che i tifosi non si sono sentiti pienamente rappresentati dalla società che doveva metterci la faccia. Aspettavamo che qualcuno si prendesse le sue colpe.

Sottili e Gautieri non hanno capito che cos’è il Varese: la nostra è una realtà pane e salame, una birra e poi pedalare. Guai a pensare a caviale e champagne. Al centro c’è l’umiltà e il cuore conta più di qualunque schema.

Ricordate Pisano ai tempi dell’Eccellenza: in pochi credevano che sarebbe diventato un grande. Ma se è arrivato in A il merito è anche di chi lo ha sempre sostenuto e amato dagli spalti del nostro unico e splendido Franco Ossola.

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