VARESE «Abbiamo bisogno di medici». L’appello arriva dagli istituti sanitari della vicina Svizzera dove tre ospedali su quattro hanno carenza di personale medico. Il dato allarmante emerge da un sondaggio realizzato dall’istituto di ricerca gfs.bern su richiesta di H+ che li ha resi noti nei giorni scorsi chiedendo alle autorità elvetiche di correre ai ripari. «Ospedali, cliniche e istituti di cura svizzeri hanno un
fabbisogno di medici doppio rispetto a quanti ne vengano formati attualmente» denunciano i rappresentanti di H+ ricordando che neppure il ricorso al personale straniero (spesso italiano) riesce più a limitare il problema dato che nelle cure il 40% del personale è ormai straniero. In particolare il 27% dei medici impiegati in Svizzera arriva dai paesi della Comunità europea (in Ticino soprattutto dall’Italia).
Una situazione, questa, che potrebbe spingere un numero sempre maggiore di giovani medici specializzati all’Insubria a cercare un impiego oltre confine tanto più che, per risolvere il problema, i rappresentanti elvetici del settore chiedono maggiori prospettive di carriera con salari più elevati e migliori condizioni quadro per il lavoro a tempo parziale.
«Il problema che la Svizzera sta affrontando ora rischia seriamente di presentarsi anche qui a Varese tra dieci-quindici anni, quando ci sarà un’ondata di pensionamenti. E considerando che la formazione universitaria di un medico specializzato dura dai 9 agli 11 anni o aumentiamo subito il numero di studenti da ammettere alle facoltà di medicina, oppure rischieremo anche noi di trovarci in forte carenza di medici» avverte Daniele Ponti, presidente della Federazione dei medici di famiglia di Varese che da sempre mantiene stretti contatti con i colleghi elvetici: «Le istituzioni svizzere hanno iniziato a discutere di questo problema già in primavera – aggiunge – e in quell’occasione era emersa l’idea di creare una facoltà di medicina anche nella Svizzera italiana». Si perché ad oggi la svizzera italiana non possiede alcuna scuola di medicina e, come in passato, sono tanti i ragazzi svizzeri che frequentano la facoltà di medicina dell’Insubria. «Basti pensare che l’attuale presidente dell’ordine dei medici del Canton Ticino, il dottor Denti, si è laureato proprio qui a Varese», racconta Ponti.
Intanto però il mercato del lavoro per la professione medica è piuttosto fermo, a Varese come nel resto d’Italia. E allora perché non lavorare affinché l’attuale carenza di camici bianchi in svizzera incontri l’attuale esubero di medici varesini e lombardi più in generale? A proporlo è il consigliere regionale del Pd Giuseppe Adamoli: «Sono due problemi molto seri che per essere risolti hanno bisogno di una saggia programmazione del numero di studenti delle facoltà di medicina per il futuro – afferma – e di una proficua collaborazione tra i due territori nell’immediato per trasformare
queste difficoltà in un’opportunità sia in Ticino sia in Lombardia». E quando si parla di collaborazione tra i due territori Adamoli si riferisce innanzitutto al campo istituzionale regionale lombardo e ticinese ma non solo: «Serve anche la cooperazione delle università del territorio, a cominciare dall’Insubria, e degli ordini dei medici. Da questa collaborazione potrebbe anche emergere una strategia per evitare che succeda anche con i medici quanto accade già da anni con gli infermieri. E cioè che gli atenei lombardi li formano e poi questi vanno a lavorare all’estero, lasciando scoperti gli ospedali italiani».Lidia Romeo
s.bartolini
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