Novelli: «La Pro è morta Busto lo sa? Cosa farà?»

BUSTO ARSIZIO È un appello forte, accorato, sofferto alla città e alle sue istituzioni, alle forze di controllo, compresi magistrati e avvocati, perché «evitino a questi personaggi che hanno preso la Pro Patria d’intervenire e di farla morire e finalmente finiscano i troppi silenzi di questi mesi».Sono la parole dell’allenatore tigrotto Raffaele Novelli che, nel tardo pomeriggio di ieri, ha parlato alla presenza di una robusta rappresentanza di tifosi dopo il nulla di fatto nell’incontro con Massimo Pattoni e Mirko Turano. Da qui la decisione di Novelli di annunciare che in «queste condizioni non ci sono le garanzie per arrivare alla fine di gennaio, basta dire che qui mancano i soldi per comprare il detersivo o la vernice per segnare il campo». Una denuncia forte alla seguirà anche «un esposto alla Procura della Repubblica perché vogliamo agire sul piano penale e su quello civile per tutelare i nostri dirittti: spero che ci sia con noi anche la città».Novelli precisa: «La nostra intenzione non è chiedere soldi, ma una città che ci tuteli e prima di tutto salvi la Pro Patria e il calcio a Busto Arsizio che fra qualche giorno potrebbe morire».I novanta minuti col Casale domenica allo Speroni «potrebbero essere gli ultimi». Non è una minaccia quella di Novelli, ma «la triste constatazione di una sofferenza che portiamo avanti da mesi con grande dignità e questa, per fortuna, non ce l’ha comprata nessuna: né la vecchia, né la nuova proprietà nelle quali noi non ci riconosciamo».Non cita mai Savino o Antonio Tesoro né Massimo Pattoni, ma

queste figure sono molto presenti. È a loro che Novelli lancia un messaggio da far tremare i polsi quando dice: «Vorrei che provassero loro la nostra sofferenza, quella di cinquanta famiglie che hanno subito l’umiliazione dello sfratto, quella di vedersi rifiutare il pranzo dal ristorante perché la società non ha mai pagato».L’allenatore si aspetta che dietro a lui e ai suoi giocatori finiscano «i silenzi di una città che è rimasta muta di fronte alle accuse di qualcuno, agli insulti e alla presa in giro. Non ho visto nessuna reazione, nessun gesto che potesse chiedere rispetto».Ammette poi «l’aiuto delle istituzioni nel loro piccolo per fronteggiare sfratti, fatture o ritiri, ma questo ora non ci basta più. In buona fede il sindaco è andato a sei o sette cene con qualcuno, ma non si è concluso nulla: la mia non è un’accusa verso il primo cittadino che è stato fin troppo paziente».Ma ora, basta. «Non servono chiacchere perché la Pro Patria è morta e quindi mi chiedo: ci sarà pure qualcuno a Busto a cui interessa che il calcio continui rispettando la storia di questa società e la passione dei suoi tifosi che perfino ci hanno aiutato tirando fuori dalla propria tasca i soldi per mandarci avanti. Ci sono giovani e pensionati che vivono per questi colori: tutto questo sta per finire o forse è già finito».Novelli non tollera che attorno alla Pro Patria ci sia quasi indifferenza perché «Busto è forte e ha personaggi importanti e capaci per fare delle verifiche?».Giovanni Toial’articolo completo sul giornale di oggi

m.lualdi

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