VARESE Diciamo le cose come stanno: nell’aria di Lombardia, Varese compresa, i sofisticatissima apparecchi dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente hanno riscontrato domenica la presenza di iodio 131: 1,6 decimi di millesimo di becquerel per metro cubo di aria, vale a dire una concentrazione centomila volte inferiore a quella rilevata ai tempi del disastro di Chernobyl. Dall’aria alla terra, stesso discorso: presenza dalle 100 alle 150 mila volte più bassa nel confronto con il 1988, anno di avvio del monitoraggio di Arpa. E già allora gli esperti assicuravano: la salute non è in pericolo. Tra l’altro i controlli sono diffusi: accanto a quelli, super specialistici, dell’agenzia regionale, ci sono le rilevazioni quotidiane effettuate automaticamente in ogni caserma dei vigili del fuoco della provincia e anche all’ospedale di Circolo i macchinari non hanno riscontrato alcunché. Tre livelli di monitoraggio per la sicurezza dei cittadini che, pure, si preoccupano:«In effetti qualcuno ci ha chiamato in questi giorni e noi abbiamo spiegato con chiarezza che non c’è da temere. E io ho fiducia nella capacità di reazione dei cittadini di questa provincia e della regione, so che si fidano dell’Arpa e che sanno che siamo sempre intervenuti tempestivamente in caso di rischi. E in questo caso non ce ne sono»: così il professor Giuseppe Sgorbati, coordinatore dei servizi di Arpa Lombardia, fisico sanitario ed esperto di nucleare, che mette subito in chiaro una cosa: «Non
giustifichiamo minimamente alcuna manovra, né individuale né collettiva, che alteri in qualche modo i comportamenti delle persone». Un messaggio indirizzato anche all’istituto scolastico di Saronno che, per tranquillizzare i genitori, ha deciso di non far uscire all’aperto i bimbi durante la ricreazione. Ma c’è anche qualcuno preoccupato nel consumare sushi o determinato ad assumere medicinali per prevenire rischi che, rimarcano gli esperti, non ci sono: «E quindi no ad assunzione di farmaci o a modifiche della dieta». Un messaggio chiaro lanciato da chi è dal 1988 che tiene d’occhio l’aria varesina:«Abbiamo un’esperienza profonda, anche per la misurazione di microtracce – prosegue Sgorbati – e lo facciamo ogni giorno da anni». Ma il Giappone non deve far paura: «Le sostanze radioattive sono ricadute in massima parte nella zona del Giappone attigua alla centrale e solo una piccola quota viene è stata prelevata dalle sorgenti in quota». E le sorgenti sono passate dal Pacifico, sono state rilevate in tracce molto modeste negli Usa, hanno sorvolato l’Atlantico e, dopo una dozzina di giorni, sono arrivate in Europa. «Un tempo di percorrenza durante il quale lo iodio è ampiamente decaduto e le masse d’aria si sono diluite». Al punto che, al rilievo di domenica, non ne è seguito uno lunedì. Segno oltremodo positivo, per l’aria e la terra. E comunque tutti i cibi possono contare su controllo anche europeo. Insomma, Fukushima ad oggi è davvero lontana.
s.bartolini
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