– «Le perturbazioni di novembre possono essere molto pericolose, specialmente quando il terreno è già saturo di acqua. Come adesso, che ha già piovuto molto, ma le precipitazioni stanno per riprendere». Così , professore associato di geologia e scienze ambientali all’Insubria, commenta l’ondata di maltempo in arrivo già da questa sera.
«La seconda perturbazione può essere peggiore della prima, sia per quanto riguarda le esondazioni dei laghi, sia per la stabilità dei pendii. Non a caso, eventi catastrofici come la frana della Valtellina sono avvenuti a novembre (si sta parlando della frana di Sondalo del novembre 2012, ndr)».
L’obiettivo non è certo quello di fare terrorismo psicologico, ma piuttosto di far passare un concetto culturale ancora poco diffuso. Ovvero che le perturbazioni sono rischi che vanno affrontati da tutti – e quindi non solo dalle istituzioni preposte – prendendo precauzioni.
«Credo che da parte delle persone ci sia poca percezione del rischio, tanto è vero che quando piove molto gli automobilisti percorrono le strade che sistematicamente si allagano oppure quelle ridosso degli argini delle montagne, che sono soggette a frane – continua Michetti – Il minimo che una persona possa fare è avere una cartina che indica i rischi idrogeologici del territorio e studiarsela bene. Durante una pioggia torrenziale, ogni cavalcavia diventa un rischio, che è meglio evitare soprattutto se si hanno bambini in auto».
Il professore si inserisce anche nel dibattito nazionale, commentando la decisione del sindaco di Roma Iche ha scelto di chiudere le scuole per l’allerta meteo: «È meglio una precauzione in più di una in meno. Tanto più oggi che i modelli meteorologici sono molto puntuali e affidabili all’80 per cento».
Michetti smaschera un luogo comune diffuso: «Oggi, quando si verificano danni da maltempo, si dà la colpa ai cambiamenti del clima, ma non si considera che è il territorio ad essere diventato sempre più antropizzato e vulnerabile».













