– «Se in questi giorni avete qualche dubbio sul venire in Pronto Soccorso oppure se rivolgervi al medico di medicina generale o alla guardia medica, meglio rivolgersi prima al medico o alla guardia medica di riferimento». Parla chiaro il direttore generale dell’azienda ospedaliera di Varese, , che lancia un appello ai cittadini alle prese con i malanni di stagione e che, spesso, intasano impropriamente il Pronto Soccorso varesino che da qualche giorno è
alle prese con un sovrannumero di accessi. «Abbiamo avuto tre giorni con accessi superiori ai 180 pazienti al giorno, lunedì invece abbiamo superato i duecento – spiega il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera, – Tra questi, abbiamo avuto un numero elevato di pazienti in emergenza: pazienti particolarmente complessi che necessitavano di un ricovero in Rianimazione, già satura a livello di occupazione e di posti letto. A una tale pressione è inevitabile registrare rallentamenti nei ricoveri».
Anche nella giornata di ieri, infatti, il Pronto Soccorso si è trovato a dover far fronte a una situazione al limite, tanto che la direzione medica ha deciso di attivare una riorganizzazione dei ricoveri programmati, soprattutto in Cardiologia, per far spazio ai pazienti in arrivo dall’unità di Emergenza- Urgenza.
Intanto, nella mattinata di ieri si è svolto un lungo incontro tra le direzioni dell’azienda ospedaliera varesina e quella dell’Asl. «Il vero problema è l’organizzazione dei Pronto Soccorsi al Nord e al Sud della provincia – commenta il direttore sanitario dell’Asl, – Nel nord della provincia l’unico vero Pronto Soccorso, che ha quindi una Rianimazione e l’Emodinamica, è quello di Varese. Al Sud ce ne sono sei».
Basta avere sott’occhio i dati dei posti letto disponibili per i ricoveri ordinari al nord e al sud della nostra provincia per capire che il problema della carenza di posti letto è reale: al nord il rapporto è di 2,5 posti letto a disposizione per mille abitanti, al sud 3,3 per mille.
Inoltre il tasso di saturazione dei posti letto è molto più elevato nei presidi ospedalieri del nord (97,2% al Macchi, 105% alle Terrazze, 95,5% al Borghi) rispetto a quelli del sud, che non superano il 95%.
Così, azienda ospedaliera e Asl stanno lavorando per la stesura di un documento che contenga alcuni indicatori che diano l’allarme in presenza di situazioni a causa delle quali l’ospedale si possa trovare sotto pressione.
«Intanto, come annunciato un paio di settimane fa – continua Taborelli – abbiamo aperto otto posti letto sul territorio per sub e post acuti: tre al Molina e cinque alla Fondazione Borghi. Inoltre, stiamo lavorando per attivare direttamente dall’ospedale l’assistenza domiciliare per i pazienti dimessi».
Il problema si pone soprattutto nel fine settimana, quando vengono sospese le consegne del materiale protesico e diventa quindi, spesso, impossibile per l’ospedale dimettere il paziente che a casa non troverebbe i giusti supporti.
Così, spesso si attende il lunedì. «L’idea è quella di prenotare la consegna del materiale protesico online. Se si ipotizza di dimettere un paziente sabato o domenica, basta effettuare la prenotazione all’Adi in via telematica entro venerdì mattina e la consegna avverrà per tempo».
Ma non è tutto, l’Asl intende aumentare il numero dei medici di medicina generale presenti al Pronto Soccorso per i codici bianchi.
«Aumentando il numero, dovremmo riuscire. Ridurre i tempi di attesa anche di questi pazienti e l’intasamento nella sala d’attesa del Pronto Soccorso. Si tratta di un intervento che non dovrebbe costarci molto, considerando che i medici di medicina generale costano circa 25 euro all’ora».













