Oggi le sue dimissioni spaccano la città Ieri, da presidente, l’applaudirono tutti

Oggi le sue dimissioni spaccano la città
Ieri, da presidente, l’applaudirono tutti
L’addio di Napolitano divide la politica.Qual è invece la vostra opinione? Ditelo nel nostro SONDAGGIO

– Le dimissioni di dividono la politica varesina. Eppure la visita del Capo dello Stato nella città giardino suscitò ammirazione bipartisan.
Altri tempi. Stavolta non basta il ricordo di quello storico lunedì 21 marzo 2011 per mettere da parte l’astio politico nei confronti del Capo dello Stato dimissionario. A tributare gli onori a Giorgio Napolitano è , che lo definisce «un gigante».
Oltre alla visita a Varese, quando Napolitano «lasciò una profonda impressione di autorevolezza e umanità nei diversi appuntamenti a cui prese parte, e non solo a chi ne condivideva la storia politica», Marantelli ricorda la sua «prima volta a Roma, da segretario di sezione invitato al congresso nazionale del Pci».

«Ebbi la possibilità di ascoltare un discorso di Giorgio Napolitano, dopo la fine della solidarietà nazionale e nel pieno della stagione del terrorismo», ma nella memoria rimane anche «quella sera a Genova, alla fine di un dibattito alla festa nazionale dell’Unità con l’allora ministro del welfare , quando Napolitano si fermò a mangiare con noi, smettendo quell’austerità che lo caratterizza».
Ecco che «di fronte a certe prese di posizione sguaiate», il deputato varesino del Pd esprime «un sentimento di ammirazione e gratitudine per come ha svolto il suo ruolo, anche da supplente, per aiutare l’immagine del nostro Paese all’estero quando era ai minimi termini».

E se il presidente della Provincia di Varese , con i capigruppo di maggioranza (Pd) e (Ncd) ricorda «con affetto e con emozione la visita che ha fatto a Varese nel 2011 e l’umanità che ha saputo trasmettere senza rinunciare al contatto con la gente anche in quella giornata storica, il cui ricordo è oggi ancora vivo in tutti noi», gli esponenti leghisti non risparmiano le critiche a Napolitano.
Anche il sindaco di Varese ha «un ricordo positivo, della sua forza fisica e lucidità» della visita del Presidente, e ammette di aver avuto con lui «un rapporto positivo, sempre corretto e gratificato da un apprezzamento personale. Ma un conto – afferma Fontana – è il giudizio personale, altro è quello politico». E su questo fronte il giudizio del Carroccio è sferzante.
«Inizialmente è stato un presidente garante, poi verso la fine ha avuto la tendenza ad esulare dai suoi compiti» sottolinea Fontana, che si augura per il futuro «un vero garante, non appiattito sulla figura del premier
, visto che siamo in una condizione di democrazia particolare, in cui si tendono ad escludere i corpi intermedi e gli enti locali». «Finalmente si leva di mezzo – fa sapere senza mezzi termini il senatore , che da ieri è collega di Napolitano a Palazzo Madama – non è stato un arbitro ma un partigiano del premier Renzi, accettando ogni nefandezza come i decreti che mischiavano i provvedimenti sull’Imu con quelli su Mare Nostrum».
«Come dissi il 31 luglio scorso in aula, ho sbagliato a votarlo nel segreto nell’urna». Ancor più duro l’ex presidente della Provincia : «Sono stato educato al rispetto per ogni carica e per l’età – afferma, riferendosi all’accoglienza istituzionale del 2011 – Di quella visita, però, al di là del costo esorbitante, al territorio non è rimasto niente».
«In questi anni è stata la stampella istituzionale di tre governi che hanno accantonato le riforme federaliste, aumentato il debito pubblico e avuto zero riguardo per il nostro territorio in seria difficoltà. E di Napolitano non dimentico né l’assalto a via Bellerio quando era ministro degli interni né le sue parole sulla rivolta in Ungheria del ‘56».

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